Documenti: di Stedile Movimento Sem Terra
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Autobiografia di un leader contadino

João Pedro Stedile
La rivista del manifesto Ottobre 2002, numero 32

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Da quale regione del Brasile provieni, qual è il tuo retroterra familiare e che tipo di educazione hai ricevuto?
Sono nato nello Stato di Rio Grande do Sul, nel 1953, e sono cresciuto nella tenuta dei miei genitori, dove sono rimasto fino all'età di 18 anni. Nella regione, che era stata colonizzata nel diciottesimo secolo da contadini provenienti da parti dell'Italia allora sotto il dominio dell'impero austro-ungarico, c'era una comunità di piccoli agricoltori d'origine italiana. La mia famiglia materna è originaria del Veneto, quella paterna viene dall'Alto Adige. Mio nonno è arrivato in Brasile nel 1899, anch'egli agricoltore. I miei nonni erano quasi sicuramente analfabeti, mentre mio padre e mia madre hanno frequentato la scuola elementare per tre anni. I miei fratelli e sorelle, invece, essendo cresciuti negli anni sessanta, nel periodo dell'industrializzazione, avevano già orizzonti più ampi e volevano studiare. Uno di loro è diventato operaio metalmeccanico, ma anche altri sono andati in città.
In quel periodo è stata la Chiesa cattolica, e in particolare i frati Cappuccini, a esercitare l'influenza più importante sulla mia educazione. In tutte le regioni colonizzate del Rio Grande do Sul (Colônia, Caxias do Sul, Bento Gonçalves e le aree limitrofe) la Chiesa era molto influente, e i Cappuccini svolgevano un lavoro molto interessante, predicando contro le ingiustizie e occupandosi di questioni sociali. Io devo la mia educazione a mio zio, un frate Cappuccino, che mi ha aiutato a trovare un posto presso un ginnasio cattolico. Studiare mi piaceva moltissimo e durante l'ultimo anno ho fatto domanda per accedere agli studi superiori. Allora, a causa della morte di mio padre, vivevo a casa di mio zio. Lavoravo la terra di giorno e di notte studiavo; e dovevo camminare per dieci chilometri per raggiungere la scuola. In seguito, volendo continuare gli studi, mi sono trasferito a Porto Alegre. Ho lavorato in vari posti, continuando a guadagnarmi da vivere di giorno e studiando economia di notte.
Il secondo anno di permanenza a Porto Alegre ho avuto un colpo di fortuna. Era stato bandito un concorso per posti presso il dipartimento dell'Agricoltura dello Stato del Rio Grande do Sul. Provenivo da una famiglia di contadini e mi intendevo di agricoltura, perciò ho deciso che era la strada da imboccare. Lavorando per il dipartimento dell'Agricoltura, avrei viaggiato molto nell'interno dello Stato e il mio lavoro sarebbe stato collegato alla vita degli agricoltori. Ho ottenuto il lavoro e ho cominciato subito a collaborare con l'organizzazione locale del Sindicato dos Trabalhadores Rurais [Sindacato dei lavoratori agricoli], e in particolare con i viticultori. La mia prima esperienza di attivista sociale è stata la collaborazione con gli iscritti al sindacato per il calcolo del prezzo dell'uva, su cui ogni anno c'erano conflitti con i compratori. Di norma, i grandi commercianti di vini stabilivano una cifra e nessun coltivatore poteva opporsi, dato che non avevano idea di come calcolare il valore reale del raccolto. Andavamo nelle comunità, ci sedevamo con i contadini e calcolavamo quanto costava realmente produrre un chilo di uva, dalla costruzione dei graticci per le vigne al lavoro manuale del raccolto; da parte mia, studiando economia potevo dare una mano. In questo processo, i contadini prendevano progressivamente coscienza delle loro condizioni, si univano e cominciavano a far fronte comune contro i produttori di vino. Tutto ciò è coinciso con l'ingresso delle multinazionali nel mercato, e noi abbiamo conquistato alcune vittorie importanti, tra cui un aumento consistente del prezzo medio dell'uva corrisposto ai contadini. Allo stesso tempo, mantenevo i miei rapporti con la Chiesa, e nel 1975, quando è stata istituita la Commissão Pastoral da Terra [Cpt: Commissione pastorale della terra], ci siamo riuniti per discutere su come organizzare i contadini.
Nel 1976, ho vinto una borsa di studio del dipartimento dell'Agricoltura per andare a studiare due anni in Messico. È stato lì che ho incontrato Francisco Julião, da cui ho imparato moltissimo (1). Avevo due sole domande da porgli: "In cosa hai sbagliato?", e: "Cosa invece rifaresti?". È stato un privilegio essere alla Universidad Nacional Autonoma de Mexico contemporaneamente ad alcuni dei più importanti intellettuali della sinistra brasiliana in esilio, come Rui Mauro Marini, che teneva dei corsi sul Capitale; lo stesso Teotônio dos Santos, che insegnava sociologia; Vânia Bambirra (a), che teneva lezioni sulla teoria della dipendenza. Io mi interessavo soprattutto di questioni agrarie, ma ho seguito anche alcuni corsi di economia e di altre discipline. In Messico si trovavano in esilio anche studiosi provenienti da altri paesi latinoamericani, tra cui Pedro Vuskovic e Jacques Chonchol, rispettivamente ministro dell'Economia e ministro per la Riforma agraria di Allende. Ero molto giovane, ma ho imparato veramente moltissimo da loro. È stato probabilmente il periodo più bello della mia vita.

Quali sono le origini del Movimento dei Sem Terra?
Il Mst è stato il prodotto di tre fattori fondamentali concomitanti. In primo luogo, la crisi economica della fine degli anni '70 ha posto termine alla fase di industrializzazione del Brasile, iniziata con Kubitschek nel 1956, durante la quale i giovani si trasferivano dalle zone rurali alle città, trovandovi facilmente lavoro. Con la crisi i giovani sono stati costretti a rimanere in campagna e a cercarvi un lavoro. Il secondo fattore è stato il lavoro svolto dai frati. Negli anni '60 la Chiesa cattolica aveva sostanzialmente sostenuto la dittatura militare, ma grazie al crescente fermento legato alla Teologia della Liberazione, in seguito l'orientamento è cambiato, con la nascita della Cpt e la formazione di una schiera di vescovi progressisti. In precedenza, la linea della Chiesa era stata: "Non ti preoccupare avrai la tua terra in paradiso"; il nuovo indirizzo diventò: "Dato che hai già la terra in paradiso, lottiamo perché tu la abbia anche qui". I frati hanno svolto un ruolo positivo nel mobilitare e organizzare i contadini. Il terzo fattore è stato il clima crescente di lotta contro la dittatura militare alla fine degli anni '70, perciò anche conflitti sindacali locali si trasformavano automaticamente in battaglie politiche contro il governo.
Questo era lo scenario in cui le occupazioni di terre hanno cominciato a diffondersi nel Sud, nel Nord e nel Nordest del Brasile. Nessuna di esse era spontanea, erano tutte chiaramente pianificate e organizzate da attivisti locali, ma non erano collegate tra loro. Dal 1978 in poi sono cominciati i primi grandi scioperi nelle città, che hanno mostrato come si poteva smettere di aver paura. Nei cinque anni tra il 1978 e il 1983 - il periodo definibile di genesi del movimento - c'è stata un'esplosione di grandi occupazioni di terra, e la gente ha cominciato davvero a smettere di aver paura di lottare contro la dittatura. In questo processo, il ruolo della Cpt è stato fondamentale: la Chiesa era l'unica istituzione ad avere quella che si potrebbe chiamare un'organizzazione capillare, in tutta la nazione. La Cpt si è presto resa conto che queste occupazioni avvenivano in aree diverse e ha cominciato a organizzare incontri con i leader locali. Io ero già stato coinvolto nell'organizzazione di varie azioni nel Rio Grande do Sul, la prima volta nel settembre del 1979. La Cpt ha messo in contatto me e altri compagni e abbiamo cominciato a tenere incontri a livello nazionale, lungo le linee che Julião e io avevamo discusso. Gli agricoltori hanno discusso di tutto a modo loro: "Come fate nel Nordest?", "Come fate nel Nord?". Lentamente, ci siamo resi conto di avere gli stessi problemi e di proporre soluzioni simili. Durante il 1983 e il 1984, ci sono state grandi discussioni sul modo di mettere in piedi un'organizzazione in grado di estendere le lotte per la terra e, soprattutto, di trasformare i conflitti locali in una grande battaglia per la riforma agraria. Sapevamo che limitarsi a riunire alcune famiglie e trasferirle su un pezzo di terra incolto non avrebbe cambiato nulla. Dalla storia delle lotte agrarie avevamo imparato che, se i contadini non si organizzano e non lottano per qualcosa in più di un semplice pezzo di terra, essi non raggiungeranno mai una coscienza di classe più ampia e non saranno mai in grado di affrontare i problemi sottostanti - la terra in sé non affranca un agricoltore dallo sfruttamento.
Nel gennaio del 1984 abbiamo organizzato un Encontro Nacional a Cascavel, in Paraná, dove abbiamo analizzato tutte queste problematiche e abbiamo deciso di fondare un'organizzazione. Il nome non era molto importante, ma la stampa aveva già un soprannome per noi. Ogni volta che occupavamo un appezzamento, i giornali dicevano: "Ecco, di nuovo i Sem Terra". Bene, dato che ci chiamavano così, saremmo stati il Movimento dos Sem Terra. Ideologicamente, eravamo più inclini a chiamarci 'Movimento dei Lavoratori per la Riforma Agraria', perché l'idea era costruire una forza sociale che andasse oltre la sola lotta per la terra. Ma la storia non si svolge mai del tutto secondo le intenzioni degli individui. Avevamo una notorietà come 'Sem Terra', e così il nome è rimasto; l'unica cosa che abbiamo fatto è stato inventare la sigla Mst.
Un'altra decisione importante presa durante l'Encontro Nacional è stata organizzarci come movimento autonomo, indipendente dai partiti politici. L'analisi dei movimenti contadini brasiliani e latinoamericani ci insegnava che tutti i movimenti di massa subordinati a un partito si erano indeboliti a causa di scissioni e lotte intestine nel partito. Non ritenevamo che i partiti fossero poco importanti, né consideravamo sbagliato aderirvi. Tuttavia il movimento doveva essere svincolato da ogni influenza politica esterna. Doveva anche essere indipendente dalla Chiesa cattolica. Molti contadini erano fortemente influenzati dalla Chiesa e sostenevano che, avendoci quest'ultima aiutato moltissimo, dovessimo fondare un movimento di Cristiani per la riforma agraria. Fortunatamente, alcuni dei compagni con maggiore coscienza politica venivano proprio dalla Chiesa. Avevano già militato nell'Ação Católica o nella Juventude Operária Católica, e ci hanno messo in guardia: nel momento in cui un vescovo prende una decisione diversa da quella dell'organizzazione di massa, quest'ultima è finita. In quell'occasione abbiamo anche deciso la tattica generale che avremmo adottato. Eravamo convinti che la lotta per la riforma agraria potesse progredire solo diventando una lotta di massa, e che pertanto fosse necessario cercare di coinvolgere quante più persone possibile. Una volta decisa un'occupazione, avremmo cercato di portare tutti con noi: padri, madri, figli, figlie, anziani, bambini, tutti quanti. Abbiamo definito la lista dei dieci o dodici obiettivi del nostro movimento, la lotta per la riforma agraria, per un Brasile diverso, per una società senza sfruttatori. Questo è stato il quadro iniziale.

Quindi il movimento non è nato nel Rio Grande do Sul?
No, anche se è questo che generalmente si crede, non è del tutto vero. Tale convinzione è dovuta a vari fattori. Innanzitutto, è stato nel Rio Grande do Sul, a nordest di Porto Alegre, che abbiamo costruito l'accampamento Encruzilhada Natalino, che la stampa ha trasformato in un evento storico. Si trovava all'incrocio di tre contee, Sarandi, Ronda Alta e Passo Fundo, da cui il nome encruzilhada [incrocio]. Il presidente, generale Figueiredo, ha inviato l'esercito a distruggere l'insediamento, al comando del maggiore Curió. È stata la dittatura a politicizzare la nostra battaglia. Tutto quello che volevamo era la terra, ma durante la notte l'accampamento è stato circondato dalla polizia federale, dall'esercito e perfino dall'Aeronautica che doveva servire a trasportare gli agricoltori in aereo in Mato Grosso. Alla fine hanno trasferito più di un centinaio di famiglie. Curió era un tale simbolo della repressione militare che tutti gli oppositori della dittatura hanno cominciato a simpatizzare con noi, e Encruzilhada Natalino è diventato un simbolo, come lo sciopero alla fabbrica di autocarri Scania, o l'imprigionamento di Lula. Adesso c'è un monumento lì. L'accampamento è diventato un luogo storico per i Sem Terra, abbiamo occupato diverse fazendas (vaste proprietà o grandi fattorie con allevamento di bestiame) improduttive nella zona ed è stata creata una nuova municipalità. Si chiama Pontão (b), perché l'80% della popolazione è formata da occupanti, compreso il sindaco. È un piccolo territorio liberato, il risultato della riforma agraria.
Quella è stata un'esperienza che ha dato al movimento il carattere di una formazione meridionale, anche se, come ho detto, tra il 1979 e il 1983 c'erano state occupazioni di terre nel Nordest, nel Nord, nella regione del Bico do Papagaio, e qui a São Paulo, nella regione Andradina, benché solo poche di queste sono diventate note. L'altro fattore che ha contribuito a creare l'immagine di un Movimento dei Sem Terra prevalentemente meridionale era la provenienza di molti dei nostri attivisti, per la semplice ragione che a sud del Paraná i figli dei contadini avevano più opportunità di ricevere un'educazione adeguata, un requisito fondamentale per chi deve aiutare a portare avanti delle battaglie, comunicare con la gente, stabilire relazioni. Dozzine di militanti provenienti dal Sud sono stati mandati in altre regioni, non sulla base di un'ideologia che prescriveva di insegnare ai settentrionali, ma a causa del diverso livello educativo. Abbiamo adottato un metodo usato da altri prima di noi: l'esercito brasiliano nomina ufficiali meridionali in tutto il paese, la Caixa Economica Federal [Cassa di Risparmio Federale] trasferisce i propri impiegati, e lo stesso fa la Chiesa cattolica.

Potresti descrivere una tipica occupazione di terre?
Per due o tre mesi, i nostri attivisti visitano i villaggi e le comunità di una zona in cui ci sono molti agricoltori senza terra, e cominciano a sensibilizzarli, a fare proselitismo, in un certo senso. Gli spiegano che hanno diritto alla terra, che nella Costituzione c'è un articolo riguardante la riforma agraria che il governo non applica. Poi chiediamo agli agricoltori se nella regione esiste un grande appezzamento di terra sottoutilizzato, perché la legge è chiara: se una vasta proprietà è improduttiva, il governo è obbligato a espropriarla. Gli agricoltori vengono coinvolti nella discussione e cominciano ad acquisire consapevolezza. In seguito arriva la decisione: "Avete un diritto alla terra. Esistono proprietà abbandonate nella regione. C'è un solo modo di convincere il governo a espropriarle. Pensate che lo farà se scriviamo una lettera? Chiedere al sindaco è una perdita di tempo, soprattutto se è un proprietario terriero. Potreste rivolgervi al prete, ma se non è interessato alla questione, a che serve? Siamo noi a doverci organizzare e prendere la terra".
Una volta presa la decisione, possiamo mettere a disposizione tutta l'esperienza storica che abbiamo accumulato, e, da un punto di vista politico, questo è semplicemente quello che fa il Movimento dei Sem Terra: il nostro ruolo è comunicare quello che abbiamo imparato, come in una scuola. Per quel che riguarda le occupazioni di terre, siamo esperti: non conosciamo tutto ma sappiamo molte cose. Tutti devono andare, tutte le famiglie insieme. Bisogna agire di notte per evitare la polizia. Chi si vuole unire deve organizzarsi in comitati di 15 o 20 persone. Poi, ciascun comitato - possono essercene più o meno una ventina - deve affittare un autocarro e istituire un fondo per comprare teli e accumulare provviste. Ci vogliono tre o quattro mesi di preparazione prima di essere pronti. Un giorno i rappresentanti dei comitati si riuniscono per decidere la data dell'occupazione. La decisione deve restare segreta. La notte stabilita gli autocarri affittati arrivano, ben prima dell'alba, e fanno il giro delle comunità, caricano tutti quelli che possono e poi partono alla volta della proprietà. Le famiglie hanno una notte per prendere possesso dell'area e costruire dei ripari, in modo che la mattina presto, quando il proprietario si rende conto di quello che è successo, l'accampamento è già costituito. Il comitato sceglie una famiglia per perlustrare il luogo: per individuare le sorgenti d'acqua e gli alberi per ripararsi. Ci sono molti fattori da considerare quando si organizza un accampamento all'aperto. È meglio essere vicini a una strada, in modo da non dover trasportare tutto a spalla. Queste conoscenze di natura logistica hanno una grande influenza sull'esito di un'occupazione. Ma il successo dipende in modo cruciale dal numero di famiglie coinvolte: quante più sono, tanto meno sbilanciato a favore del proprietario e della polizia è il rapporto di forze; quanto più basso è il numero di famiglie coinvolte, tanto più semplice è cacciarle, con minori ripercussioni politiche.
La mattina seguente, l'insediamento è ultimato e sono poste le basi per il conflitto. La stampa se ne occuperà e il proprietario si appellerà alle autorità, chiedendo che gli occupanti vengano espulsi. I nostri avvocati entreranno in scena, sostenendo che la proprietà è vasta e improduttiva, e quindi viola la Costituzione. Dal punto di vista dei Sem Terra, se vinciamo è perché l'Incra ispeziona la proprietà e decide di espropriarla (2). Se perdiamo è perché il proprietario ha a sua disposizione forze sufficienti per effettuare lo sgombero. Se la polizia interviene per espellere gli occupanti, cerchiamo sempre di evitare violenze. L'accampamento viene prima trasferito, ad esempio, ai margini della strada, e poi si va a occupare un'altra proprietà non coltivata. Ma, una volta che un gruppo è riunito in un accampamento, è fondamentale che resti unito per continuare a fare pressione sul governo.
La più grande occupazione di terre è avvenuta nel 1996, sul terreno della Fazenda Giacometti, in Paraná. La proprietà si estendeva su una superficie di 80.000 ettari di terra fertile, in tre diverse municipalità. Il fatto che quella terra restasse inutilizzata rappresentava un insulto alla società. Tutti i contadini, e non solo, della regione erano infuriati. Abbiamo cominciato a lavorare nella regione, discutendo con i contadini, e, invece di andare direttamente alla Fazenda Giacometti, abbiamo deciso di organizzare un accampamento ai bordi della strada, dove potesse riunirsi chi voleva partecipare all'occupazione. Abbiamo tenuto l'accampamento aperto per una settimana, durante la quale si è presentata una quantità crescente di persone. Quando i leader hanno deciso la data dell'occupazione, abbiamo dato per scontato che sarebbe avvenuta con le modalità solite - avrebbero affittato degli autocarri, in cui avrebbero caricato tutti, e si sarebbero diretti al luogo stabilito. Ma quella notte c'erano così tante famiglie che abbiamo deciso di non utilizzare gli autocarri. Abbiamo camminato tutta la notte per ventuno chilometri. Quando abbiamo raggiunto la Fazenda ormai stava albeggiando, e la polizia è stata chiamata immediatamente. Tuttavia c'erano così tante persone - diecimila occupanti, che trasportavano sulla testa i sacchi con i loro averi - che la polizia non ha potuto far altro che assistere alla processione lungo la strada ed evitare incidenti stradali. La semplice dimensione dell'occupazione ha trasformato i rapporti di forza. Quella è stata la nostra vittoria più grande, e dato che sapevamo che sarebbe stato un evento storico, abbiamo invitato Sebastião Salgado (3) a fotografare la marcia. È stato un evento epico, la più grande occupazione di terra da noi effettuata.

Qual è la struttura del Mst, quante persone sono coinvolte? Come vengono prese le decisioni, a livello locale e a livello nazionale?
Siamo un movimento sociale di massa, il cui obiettivo principale è coinvolgere la gente nella lotta. Come si aderisce al Movimento dei Sem Terra? Non ci sono adesioni formali, né tessere, e non basta dichiarare di voler aderire al Mst. L'unico modo di aderire è partecipare a un'occupazione di terre, essere attivi sul terreno. Questo è il modo in cui raccogliamo le adesioni. È molto difficile da quantificare statisticamente. Volevamo evitare le forme di burocrazia tipiche di partiti e sindacati: formulari da compilare e quote d'iscrizione. Quando la tua base è composta da contadini poveri e analfabeti, devi sviluppare metodi e procedure flessibili, cercando di attrarre le persone, invece di innalzare barriere o ostacoli burocratici.
Per quello che riguarda la struttura del Mst: la nostra base è la massa di coloro i quali beneficerebbero dalla riforma agraria: secondo l'ultimo censimento dell'Ibge, all'incirca quattro milioni di famiglie senza terra (4). Questa è la base sociale con cui lavoriamo. Molti si avvicinano a noi in occasione di un'azione - manifestazioni di protesta, ad esempio - ma non tutti sono disposti a occupare terre. Quest'ultima è una forma molto radicale di lotta, a cui è necessario arrivare gradualmente, passando attraverso vari stadi. Di recente il governo ha cercato di sfidarci. Ha avviato una campagna di propaganda affermando che non è vero che ci sono così tanti contadini senza terra in Brasile, che si tratta di un'invenzione del Mst. Raul Jungmann, ministro per lo Sviluppo agrario dell'Amministrazione Cardoso, è apparso in TV per annunciare un progetto che prevedeva l'assegnazione di appezzamenti ai senza terra previa registrazione, via posta, presso l'Incra. Riteneva che ci sarebbe stata una risposta esigua, e che ci saremmo demoralizzati. Abbiamo raccolto la sfida. Siamo andati dalla nostra base e abbiamo fatto campagna per la registrazione postale. Abbiamo detto: "Vedete la propaganda di questo governo, secondo cui chiunque voglia la terra deve scrivere per ottenerla? Forza, rispondiamo in massa. Organizziamoci e facciamolo collettivamente, invece che singolarmente". Nel 2001, 857.000 famiglie hanno fatto domanda, e il governo si è trovato nei guai: non potevano assegnare terra a nessuna famiglia, perché altrimenti avrebbero dovuto assegnarne a tutti. È stato un modo semplice ed efficace di provare l'esistenza di milioni di senza terra in Brasile.
Molte di queste persone sono state mobilitate durante i diciotto anni di attività del Movimento dei Sem Terra. Circa 350.000 famiglie si sono stabilite su terre occupate. Nel febbraio del 2002, c'erano 80.000 famiglie accampate ai margini di strade o su proprietà non coltivate, i cui problemi sono irrisolti; esse rappresentano la prima linea nella battaglia contro il governo. All'incirca 20.000 attivisti si sono impegnati in queste iniziative: i compagni più preparati ideologicamente, che hanno aiutato ad organizzare gli altri. Gli attivisti partecipano a corsi e prendono parte alle assemblee a livello regionale e statale in cui si eleggono i nostri organismi dirigenti (composti da quindici/venti compagni). Ogni due anni organizziamo assemblee nazionali, durante le quali si elegge una commissione nazionale, con rappresentanti da ogni stato. Ogni cinque annui teniamo un congresso nazionale, che è sempre enorme, e rappresenta un momento di vero dibattito politico. Durante l'ultimo congresso - il quarto a livello nazionale - tenuto nell'agosto del 2000 a Brasilia, abbiamo trascorso cinque giorni in un palazzetto dello sport con 11.750 delegati. Per quel che so dei movimenti contadini, è stato il più grande congresso di agricoltori dell'America Latina, e forse del mondo. Anche se potremmo essere superati dagli indiani e dai cinesi. In quei paesi puoi riunire facilmente diecimila persone, e basta fare un fischio per superare tale numero. Ma è stato sicuramente il più grande dell'America Latina.
Vorrei anche sottolineare quanto abbiamo imparato dai precedenti movimenti contadini, brasiliani e di tutta l'America Latina. Ci hanno insegnato che dovevamo strutturarci in organismi collettivi, che dovevamo formare dei comitati a cui demandare le decisioni politiche e la distribuzione dei compiti, e che non dovevamo avere un presidente. Perfino gli accampamenti si autogestiscono e risolvono i propri problemi attraverso comitati: un accampamento non ha presidente. Lo stesso vale a livello regionale, statale e nazionale: io sono uno dei ventuno dirigenti nazionali, ma le decisioni sono prese da tutto il comitato, e i vari compiti sono distribuiti tra tutti noi. Alcuni di noi sono più noti di altri, perché la stampa cerca sempre i chiacchieroni. Ma i più conosciuti non sono i più vitali per l'organizzazione. I più importanti sono quelli che restano in silenzio ma svolgono attività cruciali per la crescita e l'espansione del movimento.

Da quanti Stati del Brasile provengono questi delegati?
Il nostro movimento è presente in ventitre dei ventisette stati. Siamo più forti dove ci sono più agricoltori, nel Sud e nel Nordest - o, in ordine di importanza, nel Nordest e nel Sud. Il Sudest è altamente urbanizzato, non ci sono molti poveri in zone agricole, - e questi ultimi sono prevalentemente salariati agricoli, che sognano di andare in città - ovvero sottoproletari che vivono ai margini delle città. Nelle aree settentrionali e centro-occidentali non ci sono molti agricoltori senza terra. È la frontiera agricola: anche se ci fosse un grande movimento di coloni verso queste zone, ci sarebbe molta terra disponibile. In queste aree le iniziative individuali sono la forma di azione più comune. Un affittuario si trasferisce su un appezzamento, e per alcuni anni si illude di possedere la terra, fino a quando qualcuno non gliela sottrae. In Amazonas, Acre, Roraima e Amapá, il Mst non esiste perché non esiste una base di massa di agricoltori. A volte, settori della Chiesa Cattolica e dei sindacati rurali cercano di convincerci a lavorare in quegli stati. Attualmente, il Pt (5) è al governo in Acre, e ogni volta che incontriamo il governatore, questi ci chiede quando andremo a svolgere attività nel suo Stato. La risposta è: quando ci saranno degli agricoltori. Non c'è ragione per cui dovremmo andarci, innalzare i nostri stendardi e aprire un ufficio; il nostro problema non è la scarsità di sedi locali. Se non ci sono abbastanza persone disposte a organizzarsi per occupare terre, non può esserci un movimento di contadini. Per questo preferiamo concentrare la nostra attività in regioni in cui c'è una vera base di contadini senza terra, e per questo sono prioritari il Sud e il Nordest.

Come descriveresti la base sociale del Mst, non solo in termini di classe, ma anche di genere e di 'razza'? Esistono dipartimenti del Mst specificamente dedicati al lavoro con i popoli indigeni?
I popoli indigeni sono una minoranza in Brasile e qui, a differenza delle zone andine o azteche, erano tradizionalmente cacciatori e raccoglitori, non agricoltori come gli indigeni di Ecuador, Perù o Messico, che lavorano nelle organizzazioni contadine. Le nostre relazioni con i popoli indigeni partono dal riconoscimento che essi sono gli abitanti originari del Brasile. Questo non si discute: tutta la terra che essi reclamano è loro e possono disporne a loro piacimento.
Per quel che riguarda la composizione etnica: dipende dalla situazione degli agricoltori in ciascuno stato. Ci sono pochissimi neri nel Mst, così come ci sono pochissimi agricoltori Sem Terra nelle aree in cui si concentra la popolazione di colore: Bahia, Pernambuco, Maranhão. La Legge 601 del 1850 è stata promulgata da Pedro II per evitare che gli schiavi neri liberati diventassero proprietari terrieri; non appena hanno ottenuto la libertà formale, sono stati costretti a emigrare nelle città costiere, per lavorare come portuali. I neri sono stati esclusi dalla formazione dei ceti agrari del Brasile, e questo ha avuto effetti di lungo periodo. Ancor oggi, i ceti agrari sono composti principalmente da mestizos, nel Nordest, e da immigrati europei, nel Sud. Questo si riflette chiaramente nella composizione del Mst.
Per quel che riguarda il genere: dato che la nostra forma di lotta coinvolge famiglie intere, c'è stata una rottura con il modello tradizionale di movimento contadino esclusivamente maschile. Questo non vuol dire che in campagna non esista una forte cultura maschilista, al contrario. Ma le modalità organizzative del nostro movimento fanno sì che le donne vi svolgano un ruolo. In un accampamento ci sono tante donne quanti uomini (e ancor di più sono i bambini). In generale, le donne sono molto attive nei comitati istituiti per gestire i problemi quotidiani, ma sono molto meno rappresentate ai livelli più alti; è qui che la cultura maschilista si fa sentire. Spesso un compagno maschio non vuole che la propria partner viaggi molto o che vada a riunioni nella capitale. La vita familiare impone restrizioni che ostacolano una più ampia partecipazione delle donne a livello statale e nazionale. Ciononostante, pur non avendo adottato un sistema di quote, il 40% dei 21 compagni che formano il comitato esecutivo nazionale sono donne che ricoprono tale carica dopo aver sconfitto degli uomini in una competizione elettorale e non perché abbiamo riservato loro dei posti.
Per quel che riguarda le classi: la popolazione rurale è stata classificata in molti modi: gli strutturalisti dicono una cosa, gli economisti della Commissione economica per l'America Latina (Cepal) dell'Onu un'altra, i marxisti un'altra ancora. Nel nostro movimento, cerchiamo di utilizzare definizioni che tengano conto del fatto che nelle zone rurali ci sono moltissimi sottoproletari e la popolazione in miseria è cresciuta a causa della crisi economica. Il proletariato agricolo costituisce un terzo della popolazione rurale, ma sta diminuendo rapidamente a causa della meccanizzazione. Costituisce ancora una forza notevole nel settore della canna da zucchero, negli stati di São Paulo e Pernambuco, ma nella coltivazione del cacao la forza-lavoro organizzata è stata praticamente distrutta. Ci sono molti lavoratori salariati nell'allevamento, ma sono dispersi su aree molto vaste, per cui hanno difficoltà a organizzarsi. Lo stesso discorso vale per le grandi aziende agroalimentari, per esempio nella produzione di soia o di arance: una tenuta di 10.000 ettari produce molto con dieci trattori; ma dà occupazione solo a dieci lavoratori, che non formeranno mai una base solida per la nascita di un sindacato. Infine, c'è il campesinato, quello che nelle definizioni classiche è chiamato lo strato di piccoli contadini, i quali coltivano con le loro famiglie un piccolo pezzo di terra, che può essere o meno di loro proprietà. Di questi un terzo è senza terra: è la nostra base sociale, costituita da circa quattro milioni di famiglie. Lavorano come mezzadri, o affittuari; oppure sono figli di agricoltori che hanno bisogno di guadagnare un salario. Un altro terzo, sempre quattro milioni di famiglie all'incirca, è costituito da piccoli proprietari terrieri che possiedono fino a 50 ettari di terra. Infine, c'è una piccola borghesia agraria, le cui proprietà possono variare in talune regioni da 50 fino a 500 ettari. Al di sopra dei 500 ettari, ci sono i grandi allevatori e proprietari terrieri, che consideriamo parte della borghesia agraria.
Secondo l'indice GINI (c), il Brasile ha la più alta concentrazione di proprietà terriera del mondo. L'un per cento dei proprietari - circa 40.000 latifondisti - possiede il 46% della terra, all'incirca 360 milioni di ettari, distribuiti in fazendas di più di 2.000 ettari, generalmente occupate da bestiame ovvero del tutto improduttive. Al di sotto di questo gruppo, la borghesia agraria possiede altri 30 milioni di ettari, distribuiti in proprietà tra i 500 e i 2000 ettari; questo è il settore più moderno, che produce soia, arance, caffè. I possedimenti dei piccoli coltivatori, al di sotto dei 100 ettari, consentono prevalentemente una produzione per la sussistenza, e la vendita di un piccolo surplus nei mercati.

In che aree il Movimento dei Sem Terra è stato maggiormente attivo: Rio Grande, São Paulo, Nordeste, Mato Grosso, Goiás?
Le regioni in cui il conflitto sociale è più ampio sono quelle in cui c'è una maggiore concentrazione di senza terra, il Nordest e il Sud. Tuttavia, alla stampa e, talora, all'opinione pubblica brasiliana sembra che la maggior parte dei conflitti avvenga nel Nord o nella regione centro-occidentale. La ragione è che la 'civiltà brasiliana' deve ancora arrivare in quelle zone - in Pará o Rondônia - e allevatori e proprietari terrieri ricorrono molto di più alla violenza, assassinando dirigenti sindacali e usando la polizia ai propri ordini. Questa brutalità estrema è più radicata in quelle regioni, ma ciò non significa che le lotte abbiano la stessa ampiezza di quelle che hanno luogo nel Nordest e nel Sud.

Volevo chiederti qualcosa che di solito la stampa ignora: la questione della paura. Provate mai paura, tu o gli agricoltori, durante le occupazioni di terre?
Le azioni di massa liberano energia - secondo i medici, c'è un aumento dell'adrenalina, e chissà che altro. L'occupazione stessa è una festa. La paura arriva con le espulsioni, specialmente quando i rapporti di forza sono sbilanciati a favore della polizia. Se ci sono cinquanta o cento famiglie che si confrontano con centinaia di truppe d'assalto, la situazione può essere terrificante: le truppe si scaglieranno contro gli occupanti senza distinzioni di sorta, anche contro le donne e i bambini. È una situazione terribile e carica di tensione, con i bambini che urlano e le donne che vengono colpite. Le espulsioni di piccoli gruppi di occupanti sono spesso eventi tragici; rappresentano un'umiliazione terribile per le famiglie coinvolte. Questa è la ragione per cui cerchiamo sempre di organizzare grandi azioni di massa: hanno probabilità di successo molto più alte. Tuttavia stiamo incontrando delle difficoltà a causa della crescente crisi sociale. In molte regioni, il problema della povertà è così drammatico che, data la fama del movimento dei senza terra, a volte le comunità si organizzano da sole e occupano un pezzo di terra, convinti di farcela. Non si rendono conto che il movimento ha accumulato un'esperienza vitale, che può trasmettere. La polizia si presenta con i manganelli e gli occupanti vengono espulsi nel modo più brutale.

Quali sono, secondo te, i principali successi del Mst?
Il semplice fatto che un movimento contadino che contesta le classi dominanti esista in questo paese da diciotto anni, più a lungo di qualsiasi movimento precedente, può essere considerato in sé un trionfo. Abbiamo ottenuto alcune vittorie di tipo economico: le vite delle 350.000 famiglie che hanno occupato terre stanno migliorando. Forse sono ancora poveri ma le loro condizioni stanno migliorando. Ma forse il successo più importante è la dignità che gli agricoltori Sem Terra si sono conquistata. Possono camminare a testa alta, con un senso di autostima. Sanno per cosa lottano. Fanno in modo che le domande non restino senza risposte. Questa è la vittoria più grande. Nessuno può togliere loro questa coscienza di classe.
Ci sono state altre azioni che hanno lasciato una traccia profonda sull'identità collettiva, come l'occupazione della Fazenda Giacometti, o la marcia su Brasilia del 1997, quando quasi 1500 compagni hanno percorso a piedi 1500 chilometri in pochi mesi. Anche quest'ultimo è stato un evento epico. Nessun movimento di massa aveva mai coperto a piedi una distanza simile, perfino i componenti della colonna Prestes, così importante nella nostra storia, erano a cavallo o in macchina (6). Il nostro arrivo a Brasilia è stato un momento eroico. C'erano più di centomila persone ad aspettarci, non solo gente del luogo ma anche sindacalisti e iscritti alla Cut, la Central Única dos Trabalhadores, e al Pt provenienti da tutto il paese. La marcia ha avuto un grande impatto nella battaglia per conquistare il consenso dell'opinione pubblica. Una gran parte del merito è di Sebastião Salgado e delle sue fotografie. La mostra Terra è stato un successo in tutto il mondo e ha dato visibilità al Movimento dei Sem Terra nel campo delle arti, senza la necessità di un disquisizione ideologica. Le immagini di Salgado ci hanno proiettato sulla scena internazionale, e di questo gli siamo molto grati.

Quand'è che il Mst ha deciso di cominciare a svolgere attività nelle favelas, oltre che in campagna? Che tipo di azioni è possibile nelle aree urbane?
L'attività nelle favelas non è il nostro lavoro principale. Non c'è stato un cambiamento delle nostre priorità a favore delle città. Ma dato che il Sudest è fortemente urbanizzato, una gran parte della classe lavoratrice rurale è stata assorbita nel sottoproletariato che vive ai margini delle città: è la nostra base sociale che si è trasferita dalle campagne in città. Abbiamo ancora delle responsabilità nei loro confronti, per cui dobbiamo andare nelle favelas per cercare di organizzarli. È per questa ragione che il nostro lavoro nelle città si concentra principalmente nel Sudest, a São Paulo, a Rio de Janeiro, nel Minas.
A partire dalle esperienze di organizzazione in quelle aree, i nostri attivisti hanno sviluppato una nuova proposta: i cosiddetti assentamentos rurbanos, insediamenti 'rurbani'. Invece di prendere una persona che vive ai margini della città e mollarla in profonda campagna, realizziamo accampamenti più vicini alla città, su piccoli appezzamenti. Si tratta di persone abituate a uno stile di vita urbano, a differenza di un agricoltore del Nordest che ha bisogno di 15 ettari, una quantità di terra considerevole qui nel Sudest. Pertanto gli consegniamo lotti da un ettaro, dove possono svolgere un'attività agricola a maggiore intensità di lavoro, come la coltivazione di frutta o l'allevamento di polli, combinato con il lavoro nel settore agro-industriale locale di donne e bambini, in modo che essi mantengano un rapporto con l'agricoltura. I ragazzi possono studiare ragioneria e lavorare nell'amministrazione di un'azienda produttrice di latte o frutta, per esempio. Stiamo discutendo tutto ciò con alcuni governi regionali, per verificarne la fattibilità. A São Paulo, stiamo lavorando a un progetto sperimentale di insediamento con trecento famiglie, in collaborazione con la Prefettura cittadina. Esistono già altri insediamenti 'rurbani' simili in altri Stati.

Questo continuerà a richiedere occupazioni di terre?
Sì, la lotta sarà innescata dalle occupazioni, ma probabilmente non in modo così clamoroso. Per esempio, a São Paulo c'è stata un'occupazione di terre sulla strada Anhanguera fuori dalla città - secondo la valutazione dei contadini c'erano 10 o 15 ettari di terra completamente abbandonata - ma non era necessariamente il tipico ranch per allevamento con grande estensione improduttiva. Esistono anche aree vicine alla città che potrebbero essere destinate a un uso più proficuo dal punto di vista sociale, e in questi casi le occupazioni avranno obiettivi diversi.

Avranno caratteristiche simili alle occupazioni nelle aree rurali?
La forma è simile: le occupazioni devono avere una dimensione di massa, devono aver luogo durante la notte, e devono proteggere gli occupanti. È il lavoro politico di sensibilizzazione ad essere diverso. Gli abitanti di una favela hanno una cultura diversa, con specifiche consuetudini, pregi e difetti. Con loro il lavoro è molto più rapido. L'agricoltore assomiglia di più a San Tommaso, preferisce muoversi lentamente, deve provare tutto. Deve visitare un insediamento per vedere se funziona. Chi vive ai margini della città è più a contatto con i mass media e con il resto del mondo, per cui è più pronto ad assorbire le nuove informazioni e a discutere; ma è anche più facilmente sviato.

Quali sono stati il tasso e il ritmo di crescita del Mst: espansione continua o a intermittenza? C'è stato un calo rispetto ai primi anni 80?
Siamo cresciuti, ma il ritmo è dipeso dai rapporti di forza: quando i proprietari terrieri o il governo hanno avuto la meglio, il nostro tasso di crescita è diminuito. Negli ultimi due anni abbiamo fatto pochissimi passi avanti, pur avendo adesso una presenza significativa come movimento, perché il governo Cardoso ci ha trascinato in una battaglia dopo l'altra, cercando di forzarci sulla difensiva da un punto di vista politico. Noi abbiamo deciso di attaccare il loro programma neoliberista, ed essi sono decisi a sconfiggerci.

 



note:
Di questa intervista al leader dei Sem Terra traduciamo (salvo una descrizione dei metodi di finanziamento del Movimento) tutta la prima, maggiore, parte; la parte finale sarà pubblicata nel numero della "rivista" del 5 novembre prossimo (NdRM).

Le note con esponenti in lettere e siglate NdRM sono della redazione.

1 Julião (1915-1999): leader della Lega Contadina nel Nordest del Brasile, deputato federale del Partito socialista brasiliano (Psb); esiliato in seguito al colpo di Stato militare del 1964. (Torna al testo)

a Rui Mario Marini, Teotõnio dos Santos, Vania Bambirra, economisti, sociologi, politologi, studiosi delle forme della dipendenza, intellettuali noti e influenti in tutta sinistra latinoamericana (NdRM) (Torna al testo)

b Pontão è, in portoghese, una lingua di bosco, di vegetazione fitta e verde, isolata in un campo (NdRM). (Torna al testo)

2 Incra: Instituto Nacional de Colonização e Reforma Agrária (Istituto nazionale per la colonizzazione e la riforma agraria). (Torna al testo)

3 Sebastião Salgado, grande fotografo brasiliano (è nato nel 1944 nello Stato di Minas Gerais) ha dedicato ai Sem Terra un famoso libro reportage di foto con il titolo Brazil's Landless Movement, "The New York Times", New York 1983 (NdRM). (Torna al testo)

4 Ibge: Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística. (Istituto brasiliano di geografia e statistica). (Torna al testo)

5 Pt, Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori), il grande partito della sinistra brasiliana, al governo in alcuni stati del Brasile e in centinaia di ammistrazioni locali. Sostiene la candidatura di Luiz Inácio Lula da Silva, Lula, nelle prossime presidenziali brasiliane del 20 ottobre. (Torna al testo)

c L'indice Gini (Gazette International Networking Institute), basato sulla Curva di Lorenz, misura, tra l'altro, il grado di ineguaglianza del reddito nella società contemporanea (NdRM). (Torna al testo)

6 Luís Carlos Prestes (1899-1990): capitano dell'esercito che guidò una colonna di insorti per diverse migliaia di chilometri attraverso il Brasile, alla fine degli anni '20; in seguito, leader del Partito comunista brasiliano (Pcb) fino alla sua morte. (Torna al testo)

 

João Pedro Stedile è nato a Rio Grande do Sul,nel Sud del Brasile, nel 1953. Dalla nascita del Movimento dei Sem Terra, nel 1984, è stato coinvolto a pieno nelle sue attivitàed è stato poi eletto nella direzione nazionale. Considerato il coordinatore del Movimento (anche se si presenta soltanto come uno dei membri della direzione nazionale), Stedile è autore e curatore di diversi libri sul Mst e la riforma agraria. Attualmente vive a São Paulo. (Traduzione di Roberto Veneziani)

 

2002 © by NLR.
L'intervista di João Pedro Stedile è apparsa, con il titolo Landless Batallions nel numero 15, maggio-giugno 2002 della "New Left Review" (www.newleftreview.org), che ringraziamo per l'autorizzazione a tradurre.
L'intervista a Stedile è l'ultima di una serie che comprende, nei precedenti fascicoli di NLR: Naomi Klein, Reclaiming the Commons (NLR 9), Subcomandante Marcos, The Punch Card and the Hourglass (NLR 9), John Sellers, Raising a Ruckus (NLR 10), José Bové, A Farmers' International? (NLR 12), David Graeber, The New Anarchists (NLR 13), Michael Hardt, Today's Bandung? (NLR 14).

 
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