Documenti: di Stedile Movimento Sem Terra
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Autobiografia di un leader contadino

João Pedro Stedile
La rivista del manifesto - Novembre 2002, numero 33

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Come giudichi l'operato dell'amministrazione Cardoso sulla questione agraria, in confronto con le presidenze di Sarney (1984-1989), Collor (1990-1992) o Itamar Franco (1992-1994)?
La lotta per la riforma agraria in Brasile, e la stessa crescita del Movimento dei Sem Terra (Mst), non può essere valutata esclusivamente sulla base del numero delle famiglie che sono riuscite a stabilirsi in un appezzamento di terra. La nostra è una lotta sociale e politica: a volte otteniamo vittorie che non sono misurabili in ettari, altre volte occupiamo un terreno ma l'effetto politico complessivo non è molto rilevante. Si tratta di un tema molto complesso, ma la nostra analisi potrebbe essere la seguente. Nel 1984 l'amministrazione Sarney doveva fare i conti con il grande fermento sociale successivo alla caduta della dittatura. Erano tempi molto favorevoli per le lotte agrarie. C'erano moltissime occupazioni di terre. La classe dominante brasiliana era in crisi: l'industria era paralizzata e il vecchio modello economico era fallito. Non sapevano che fare, e questo ha prodotto le elezioni del 1989. In questo periodo il nemico era debole e abbiamo potuto muovere passi in avanti. Il Mst è nato nel 1984, ma si è consolidato durante il mandato di Sarney.
La vittoria di Collor nel 1989, e l'attuazione delle prime misure neoliberiste, hanno messo fine a tutte le speranze di riforma agraria. Collor voleva schiacciarci. Ci ha scagliato contro la polizia federale, e per due anni, come diciamo noi, abbiamo dovuto mangiare qualsiasi tipo di pane il diavolo impastasse. In molti stati ci sono state irruzioni in molte delle nostre sedi. C'è stato anche un tentativo di rapirmi appena fuori della nostra sede nazionale. Un compagno della Cut a che mi assomiglia è stato catturato, portato via e torturato. È stato rilasciato solo quando hanno controllato i suoi documenti e si sono accorti di aver sbagliato persona. L'Udr(1) era forte, e ci sono stati molti omicidi fra il 1990 e il 1992. Sono stati anni terribili per noi. C'è stata poca crescita, si è trattato piuttosto di non cessare di essere attivi. Al posto di 'Occupa, Resisti, Produci', il nostro slogan era più simile a 'Fatti picchiare e tieni duro'. Fortunatamente, TV Globo ha fatto cadere Collor, non appena si sono accorti che era solo un 'lumpen-borghese'. In seguito c'è stato il periodo di transizione con Itamar Franco. Di certo questi non aveva progetti di riforma agraria, ma ha fermato la repressione: il tallone è stato sollevato, e abbiamo ricominciato a respirare. I due anni sotto Itamar sono stati un periodo di recupero delle energie. Abbiamo fatto pochi passi avanti, e non sono sorti molti insediamenti nuovi. È stato un governo ibrido, senza una chiara volontà politica e senza un programma.
Inizialmente, nel 1994, l'amministrazione Cardoso ha sottovalutato la questione agraria. Consigliere di Cardoso era Francisco Graziano da Silva, la cui tesi di dottorato, intitolata La tragedia della terra si proponeva di dimostrare che in Brasile non esistevano né grandi proprietà terriere né contadini senza terra. Quando è stata pubblicata, Cardoso ne ha scritto la prefazione; essa ha avuto una forte influenza su di lui. Poi ci sono stati i massacri in Rondônia e a Carajás, e Cardoso si è spaventato - al pari della classe dominante - di fronte alle dimensioni del problema sociale che tali episodi rivelavano(2). Sono rimasti di sasso, come suol dirsi. Per noi questo è stato un periodo di gran lunga migliore sotto il profilo del morale. Dopo il massacro di Carajás, il governo ha dovuto cedere di fronte alla protesta dell'opinione pubblica contro il trattamento riservato ai Sem Terra. Non potevano reprimerci. Avevamo una posizione più solida nella società e questo ci ha aiutato moltissimo. Tra il 1996 e il 1998 c'è stato un gran numero di occupazioni di terre, sebbene il programma neoliberista attuato da Cardoso non offrisse molte speranze di espropri di terre o di riforma agraria.
Quando Cardoso è stato rieletto, nel 1998, ha imposto il suo programma. La transizione verso il nuovo modello economico è stata consolidata. In agricoltura, è stata offerta una corsia preferenziale all'intervento del capitale internazionale, alla cosiddetta applicazione del modello nordamericano al settore agricolo brasiliano e all'internazionalizzazione della nostra produzione di alimentari. Il processo di concentrazione della terra e dell'industria agroalimentare nelle mani del grande capitale ha subito un'accelerazione. Tutto il commercio agricolo è passato sotto il controllo delle multinazionali. A differenza di quanto avviene nel Primo Mondo dove l'agricoltura si sviluppa attraverso un significativo sostegno statale, il settore pubblico è scomparso. Invece l'Amministrazione Cardoso ha messo tutto nelle mani del mercato. Nel 1997, il bilancio dell'Incra era di tre miliardi di real; nel 2001, è sceso a un miliardo. Non c'è più assistenza tecnica, né creazione di riserve statali, né finanziamenti, né ricerca pubblica; Embrapa è stato smantellato(3). Chiaramente, non c'è spazio per gli espropri di terre o per una riforma agraria popolare.
Negli ultimi tre anni, ci siamo trovati in una situazione simile a quella del mandato di Collor; forse peggiore perché il modello neoliberista adesso è egemonico. Al contempo, la lotta dei Sem Terra si è trasformata in una questione di classe ben più ampia. È questo che ci ha fatto capire che anche noi dobbiamo estendere la nostra lotta, come stabilito al nostro ultimo Congresso, nel 2000. Continueremo a occupare terre, perché è l'unico modo in cui le famiglie possono risolvere i propri problemi urgenti: avere un posto in cui lavorare. Ma se vogliamo procedere verso la riforma agraria popolare, dobbiamo contrastare tutto il progetto neoliberista e in quest'ottica le sole occupazioni di terre non bastano. Per questa ragione, il Movimento dei Sem Terra si è unito ad altre organizzazioni contadine nella battaglia contro le multinazionali della produzione di latte e, cosa ancor più importante, nella lotta contro le sementi geneticamente modificate. Le sementi Gm sono l'espressione estrema dell'aumento del potere delle multinazionali nel nuovo modello economico. Fra cinque anni, tutti i semi necessari agli agricoltori brasiliani potrebbero essere di proprietà delle grandi corporations. La sovranità alimentare del paese è a rischio.
Questa è la nostra valutazione della presidenza Cardoso: un governo completamente sottomesso agli interessi del capitale internazionale, che ha imposto la capitolazione all'agricoltura brasiliana. I Sem Terra sono sopravvissuti solo perché negli ultimi diciotto anni siamo riusciti a costruire un movimento sociale con un'ideologia coerente e una solida base di attivisti. Se fossimo stati un movimento contadino tradizionale, ci avrebbero spazzato via. La valanga di propaganda nei mezzi di comunicazione contro i contadini senza terra, le offensive economiche contro di noi, i tentativi di soffocarci, di raderci al suolo assieme ai nostri insediamenti, sono stati impressionanti. Per tre anni non un solo quotidiano ha parlato bene del Mst, ci sono stati solo attacchi su attacchi. Quello che ci ha salvato è stato il sostegno delle forze sociali che non credono alla loro propaganda, e ci proteggono. Altrimenti ci avrebbero eliminato molto tempo fa.

Quali misure specifiche ha adottato il governo per reprimere il Mst? Con Cardoso, le detenzioni arbitrarie e gli omicidi sono aumentati o diminuiti?
Sotto Cardoso è diminuito il numero di uccisioni brutali, in parte perché la società brasiliana è diventata più vigile e in parte perché abbiamo dato più priorità alle lotte di massa. Con Collor e Sarney, venivano uccisi soprattutto leader sindacali: per i rancheros o per la polizia era il sistema più facile togliere di mezzo una figura rappresentativa. Dal 1984 sono state uccise 1600 persone nei conflitti agrari, ma solo un centinaio di queste erano membri dei Sem Terra, quasi tutti di Carajás e Rondônia. La cosa importante - ma non c'è da farsene un vanto, al contrario, proviamo dolore e solidarietà per i compagni delle altre organizzazioni assassinati - è che la nostra forma di organizzazione di massa difende i nostri membri e attivisti; la struttura in comitati e la leadership collettiva protegge i nostri capi e funziona da deterrente contro le uccisioni. Questo è stato un fattore determinante per la diminuzione degli omicidi durante il secondo mandato di Cardoso.
Il governo però ha adottato forme di repressione più scaltre e dissimulate, legate ai servizi segreti. Cardoso ha riorganizzato la polizia federale, creando in ogni stato nuovi dipartimenti specializzati nel conflitto agrario, con ispettori esperti del Movimento: visto che è un loro dovere professionale, hanno letto più loro la nostra letteratura che la maggior parte dei nostri attivisti; sono dottori laureati sui Sem Terra. Si tratta essenzialmente di una ricostruzione dei Dops rurali degli anni della dittatura(4). I loro funzionari aprono continue indagini su di noi, e così le energie del Mst vengono costantemente sprecate per proteggere gli attivisti dalla polizia federale; intercettano le nostre telefonate e hanno messo sotto sorveglianza i nostri capi. I rancheros non sono più liberi di farci fuori come meglio credono, ma ci sono uomini che ci seguono come ombre. I nostri leader devono essere davvero solidi come rocce nelle loro idee, perché sono sottoposti a un dispiego incredibile di energie.
Un'altra istituzione repressiva cui dobbiamo far fronte è la magistratura, sulla quale il governo del Psdbb e i proprietari terrieri hanno moltissima influenza. Usano i tribunali come una forma di oppressione. La settimana scorsa sono stato un giorno nella prigione di Mãe do Rio, un piccolo municipio di Pará, dove quattordici nostri compagni sono stati tenuti per 31 giorni, senza nessun capo d'accusa, in una cella di 4 metri per 6, mentre il giudice ha continuato a negar loro il diritto dell'habeas corpus. Facevano parte di un gruppo di trecento famiglie che occupa una terra non utilizzata di proprietà di Jader Barbalho(5). È chiaro che la magistratura locale è agli ordini di Barbalho, e lui ha annunciato esplicitamente ai giornali che il Mst dovrebbe stare molto attento: "Vedranno con chi hanno a che fare!". Così i quattordici compagni sono stati trattenuti per un mese, e le energie del movimento sono state impiegate per liberarli invece che concentrarsi sulla lotta per la terra.
Ho già accennato alla terza forma di repressione: l'uso concertato dei media contro di noi, il tentativo di demonizzarci tra ampie fasce della popolazione, e soprattutto tra i settori meno politicizzati del piccola borghesia urbana, quelli che leggono "Veja"(6), un periodico molto aggressivo contro di noi. Per fortuna, i lavoratori non leggono "Veja". Ma il modo in cui i media vengono aizzati sistematicamente e direttamente dal palazzo presidenziale a condurre una campagna permanente contro di noi, non è altro che una forma di repressione.

Qual è la tua opinione su Cardoso come persona, presidente e statista?
Come persona, credo sia stato tradito dalla sua enorme vanità - tutti quelli che hanno collaborato con lui possono dirlo - che lo ha portato a rinnegare qualsiasi principio possa mai aver avuto, come intellettuale, o almeno come autore di opere accademiche. Come presidente, non è altro che il portavoce di una classe dominante che ha rinunciato agli obiettivi nazionali, con cui ha fatto fronte comune per diventare avanguardia del capitale internazionale in territorio brasiliano. Come statista? Non ho mai sentito nessuno chiamarlo così, non ha mai avuto la dignità per rappresentare il popolo brasiliano. Tutt'al più rappresenta una borghesia che in Brasile ci vive ma senza un progetto nazionale. Perciò non potrebbe mai definirsi uno statista neppure per la propria classe sociale. La storia farà giustizia definendolo come il grande traditore del popolo brasiliano.

A quali movimenti vi sentite più vicini a proposito delle questioni agrarie, tu e il Mst sul piano internazionale? Che rapporti ci sono fra il Mst e l'Ezln?(7)
I nostri rapporti con gli zapatisti sono semplicemente di solidarietà. La loro è una lotta giusta, ma la loro base sociale e i loro metodi sono diversi dai nostri: si tratta essenzialmente di una lotta dei popoli indigeni per l'autonomia. Se c'è una critica da fare alla loro esperienza è la lentezza del loro sviluppo, dovuta all'incapacità di estendere la battaglia a una lotta di classe che abbia un orizzonte nazionale. Hanno accettato i termini di una lotta per un'etnia specifica entro un territorio specifico, mentre il nostro è un movimento di agricoltori che si è trasformato e politicizzato in conseguenza dell'avanzamento del capitalismo, del neoliberismo. Se la lotta che portiamo avanti oggi fosse iniziata negli anni '30 - se i contadini brasiliani fossero stati in grado di organizzarsi allora come lo sono oggi - ne sarebbe scaturito soltanto un movimento tradizionale per la riforma agraria, che avrebbe cercato di soddisfare esclusivamente i bisogni del proprio settore.
Sul piano internazionale, il contesto è politicamente molto più ampio. I Sem Terra hanno dato un modesto ma fiero contributo alla rete internazionale dei movimenti contadini, Via Campesina, che è presente in 87 paesi. Ci sono stati diversi incontri e congressi internazionali, l'ultimo in India nel 2001. È incredibile che i contadini stiano cominciando a raggiungere un grado di coordinamento globale solo oggi, dopo cinquecento anni di sviluppo capitalistico. I lavoratori hanno una loro giornata internazionale da oltre un secolo, le donne da poco meno, ma gli agricoltori ne hanno stabilita una solo adesso: il 17 aprile; una fonte di orgoglio per noi, un tributo a Carajás. Quando il capitalismo significava soltanto industrializzazione, chi lavorava la terra limitava la propria lotta a livello locale; ma non appena la realtà della globalizzazione neoliberista si è imposta su di noi, abbiamo cominciato a sentire le storie degli agricoltori nelle Filippine, in Malaysia, Sudafrica, Messico, Francia e tutti con gli stessi problemi, e gli stessi sfruttatori. Gli indiani si battono contro la Monsanto, proprio come facciamo in Brasile, e in Messico, e in Francia. È lo stesso gruppetto di imprese - sette gruppi in totale, in tutto il mondo - che monopolizza il commercio agricolo, controlla la ricerca e la biotecnologia, e sta consolidando la proprietà sui semi di tutto il pianeta. È proprio la nuova fase del capitalismo ad aver creato le condizioni perché i contadini di tutto il mondo si uniscano contro il modello neoliberista.
Con Via Campesina, stiamo costruendo una piattaforma indipendente dalle tendenze particolari dei movimenti contadini di ogni singolo paese. Un punto su cui concordiamo, a livello internazionale, è che ci deve essere una sorta di riforma agraria che democratizzi la terra, sia come base di una democrazia politica, sia per costruire un'agricoltura diversa. Questo principio ha importanti implicazioni. Sin dai tempi di Zapata in Messico, o di Julião in Brasile, l'idea di fondo per la riforma agraria era: `la terra a chi la lavora'. Oggi dobbiamo superare questo concetto: non basta più affermare che se lavori la terra hai su di essa un diritto di proprietà. Gli agricoltori vietnamiti e indiani hanno contribuito moltissimo ai nostri dibattiti su questo tema. Hanno un'idea diversa dell'agricoltura, e della natura; un'idea che abbiamo cercato di sintetizzare con Via Campesina. Vogliamo una pratica agraria che trasformi gli agricoltori in guardiani della terra, e un diverso modo di fare agricoltura, che assicuri l'equilibrio ecologico e garantisca che la terra non sia considerata proprietà privata.
Il secondo punto è il concetto di sovranità alimentare. Esso ci porta a un conflitto diretto con il capitale internazionale, che vuole il libero mercato. Noi sosteniamo che chiunque, non importa quanto piccolo sia, ha il diritto di produrre il proprio nutrimento. Gli scambi agricoli dovrebbero essere subordinati a questo principio fondamentale; soltanto il surplus dovrebbe essere commercializzato, e solo attraverso accordi bilaterali. Siamo contrari al Wto, e alla espropriazione del commercio agricolo globale da parte delle multinazionali. Come direbbe José Martí: un popolo che non può produrre il proprio nutrimento è schiavo; non ha nessuna libertà. Se una società non produce ciò che mangia, dovrà sempre dipendere da qualcun altro.
Il terzo punto su cui stiamo lavorando per il programma di Via Campesina è il concetto che i semi sono proprietà dell'umanità: le tecniche agricole non possono essere brevettate. La biotecnologia è una buona cosa: gli scienziati possono sviluppare in laboratorio cose che in natura impiegherebbero milioni di anni per evolversi. Ma è una cosa buona solo se questi progressi vengono democratizzati, se tutti possono accedervi, e se c'è una tutela adeguata dell'ambiente e della salute umana; e non è così per la tecnologia degli Ogm. Nessuno scienziato è disposto a dare una garanzia assoluta sugli effetti degli animali clonati e dei semi geneticamente modificati, che perciò dovrebbero essere riservati agli esperimenti in laboratorio, ad aree ristrette; e il loro uso non dovrebbe essere diffuso finché non si sia assolutamente certi. La vicenda della Bse dovrebbe avercelo insegnato.
Una cosa non molto nota all'estero è che, tra il 1998 e il 1999, Cardoso fece approvare una legge sui brevetti che concedeva il diritto alla proprietà privata sugli esseri viventi. La prima bozza fu fatta circolare al Congresso in inglese, perché l'ambasciata americana - che aveva imposto il programma in Brasile - non si era neanche presa il disturbo di tradurla. Qui se ne è occupato Ney Suassana, l'attuale ministro dell'integrazione nazionale, noto leccapiedi degli Usa. Dopo che il governo si è piegato ai suoi padroni e la legge è stata approvata, l'Istituto di biologia ha ricevuto 2940 domande di brevetti, di cui il 97% proveniva da multinazionali che pretendevano i diritti su una farfalla amazzonica, su una qualche specie di arbusto, ecc. È veramente assurdo. Ma è successa esattamente la stessa cosa in India, Cile, Filippine, Sudafrica; inutile illudersi che l'Anc [African National Congress] sia un governo progressista, è un'amministrazione neoliberista, proprio come il Brasile.

Fuori dalle fila dei senza terra, qual è stato il contributo di ambientalisti e altri militanti democratici al movimento dei Sem Terra?
Esistono diverse correnti all'interno del movimento ambientalista, alcune molto integraliste (è capitato che contro un contadino che aveva tagliato un albero in uno dei nostri accampamenti si scatenasse un turbine di denunce), ma in generale la maggior parte dei gruppi ci hanno aiutato, compreso Greenpeace, che credo sia il più attivo. Si sono uniti alla lotta contro la tecnologia degli Ogm, e ci hanno aiutato a far prendere coscienza della questione alla gente. Abbiamo costruito una grande coalizione su questo tema con tutti i movimenti ambientalisti in Brasile. C'è una divisione del lavoro: alcuni gruppi si occupano della sfera giuridica; altri, come Greenpeace, della propaganda, e noi organizziamo azioni di massa. Attualmente, abbiamo occupato una proprietà di 1200 ettari a Rio Grande do Sul, dove tutta la soia era geneticamente modificata. Erano presenti 1500 giovani e per loro è stato un esercizio istruttivo; dopo un corso intensivo di cinque giorni sulle piante Gm, hanno avuto una lezione pratica su come distruggere una coltivazione di soia geneticamente modificata. Credo che il nostro impegno sia anche riuscito a politicizzare un po' di più i movimenti ambientalisti. Due o tre anni fa si occupavano solo di animali a rischio di estinzione, di difendere le foreste, mentre qui nel Terzo Mondo gli esseri viventi più a rischio sono gli umani.

Qual è la posizione del Mst sull'esercizio della violenza per scopi sociali, in particolare nelle lotte per la riforma agraria?
All'interno del movimento abbiamo una tradizione di pluralismo ideologico, nel senso che non pretendiamo di essere seguaci di un pensatore in particolare: cerchiamo di considerare ognuno come il rappresentante di una specifica esperienza storica, e di capire come sia possibile farne tesoro. Per quanto riguarda la violenza, abbiamo imparato molto da due asiatici: Ho Chi Minh e Gandhi. Ho Chi Minh è stato l'unico ad aver sconfitto gli Usa; ha insegnato sistematicamente ai contadini vietnamiti che la loro forza non era in ciò che stava nelle mani, ma in ciò che avevano in testa. I successi del soldato vietnamita - contadino, analfabeta e povero - derivavano dalla sua consapevolezza di ciò per cui combatteva, come soldato e come uomo; trasformava in un'arma tutto ciò su cui poteva mettere le mani. L'altra grande lezione che abbiamo imparato è risvegliare la coscienza della gente perché capisca che sono i nostri grandi numeri a costituire la nostra forza. Questo è ciò che ci ha insegnato Gandhi, con la 'marcia verso il mare' degli indiani contro i britannici, per esempio. Se decidessimo di usare la stessa arma dei nostri nemici, saremmo destinati alla sconfitta.

Quale aiuto possono dare i gruppi di azione diretta e le Ong di Nord America e d'Europa al Mst e ai movimenti della stessa natura?
La prima cosa è rovesciare i vostri governi neoliberisti. Secondo, aiutare a sbarazzarci del debito estero: finché resta la nostra dipendenza finanziaria - questo è il risultato della rapina rappresentata dal 'debito' - non sarà possibile costruire modelli economici in grado di soddisfare i bisogni del nostro popolo. Terzo, lottare per costruire una lotta di massa. Non illudetevi che, avendo uno standard di vita più alto del nostro, possiate costruire un mondo migliore. Per voi è impossibile mantenere gli attuali modelli di consumo senza sfruttarci. Perciò dovete battervi per cambiare il tipo di consumismo in cui siete intrappolati. Quarto, dovete smettere di importare prodotti agricoli brasiliani che non sono altro che sfruttamento: il legno, il mogano; tutti i mobili di legno in Inghilterra vengono dagli alberi dell'Amazzonia. A cosa serve battersi per salvare la foresta pluviale se poi i vostri governi e le vostre imprese continuano a sostenere le segherie e i depositi di legname che esportano il legno in Europa e in Usa? E ancora: smettete di comprare la soia per alimentare le vostre mucche pazze; lasciate che la gente qui abbia la possibilità di organizzare la produzione agricola per garantire prima di tutto i propri bisogni alimentari. Cinquantasei milioni di persone in questo paese soffrono la fame ogni giorno.

Appendice

intervista a "Folha" del 16 settembre 2002 (*)

Come giudica le proposte dei candidati alla presidenza del Brasile, rispetto alla riforma agraria? Quale proposta ritiene migliore e quale peggiore?
In realtà le differenze sono molto piccole. E le somiglianze sono dovute al fatto che il clima della campagna elettorale non ha portato a un dibattito sulle vere cause dei problemi del Brasile. Così, riguardo alla riforma agraria, tutti preferiscono proporre soluzioni palliative alla povertà, senza affrontare con chiarezza il fatto che la società brasiliana, per essere democratica, deve eliminare il latifondo, ossia la concentrazione della proprietà della terra, come d'altra parte hanno fatto tutte le società moderne e sviluppate. La società brasiliana deve poter discutere apertamente sul fatto che non possiamo convivere con il latifondo. Non si può parlare di democrazia mentre soltanto l'1% dei proprietari possiede il 46% di tutte le terre, mentre una multinazionale qualsiasi ha il diritto di possedere 20/30.000 ettari delle nostre terre, o un'impresa come la CR almeida ha più di due milioni di ettari. Per questo il Forum nazionale della riforma agraria sta sostenendo che bisogna discutere nella società la questione di un limite massimo di dimensione della proprietà ed è necessario stabilire questo limite intorno ai 1500 ettari. Qualsiasi proprietario di un'area veramente produttiva può restare ricco con un'azienda di 1500 ettari.

Qual è il suo giudizio su ciò che i candidati hanno detto finora sulla riforma agraria? L'inclusione del tema nell'agenda politica è una vittoria dei movimenti sociali, o lei pensa che si tratti soltanto di un'azione di marketing elettorale?
Nel popolo esiste la consapevolezza che il latifondo è antisociale. Per questo tutti appoggiano la riforma agraria. Quindi i candidati sono obbligati a parlare di riforma agraria, senza tuttavia compromettersi indicando delle modalità concrete. È una questione che è sempre in agenda perché è un problema sociale e non perché così consiglia il marketing. Finché esisterà il latifondo, esisteranno contadini senza terra e povertà nelle campagne. E questo è un problema sociale che non si può nascondere sotto un tappeto.
Ma noi non ci preoccupiamo tanto dei discorsi dei candidati, quanto delle forze sociali che ciascuno rappresenta. È evidente che Serra(8) rappresenta la continuità di questo modello perverso che vediamo impiantato qui; Ciro Gomes, a sua volta, forze che vogliono piccoli cambiamenti, ma che, nelle questioni essenziali, non vogliono cambiare. Garotinho non è riuscito a organizzare intorno a sé forze sociali rappresentative. L'unico candidato che rappresenta forze sociali che vogliono cambiamenti reali in questo paese è Lula.

[...] Come valuta l'attuale discorso politico di Lula? È deluso?
Lula sta facendo il suo discorso all'interno dei parametri di una campagna elettorale. Chiaramente non si tratta di un discorso in cui sostiene un programma di sinistra e le necessarie trasformazioni radicali di cui la nostra società ha bisogno. È un discorso di centro, all'interno di questo spettro ideologico. Ma come ho detto prima, la cosa più importante non sono i discorsi, ma le forze sociali che si uniscono intorno a questo o a quel candidato. E la candidatura di Lula ha il segno del cambiamento. Il popolo sa che se Lula vince, ci saranno cambiamenti. E che, tra i quattro candidati, è l'unico che può realmente raccogliere forze per fare cambiamenti.

Lei voterà Lula? Perché? Perché il Mst non sta facendo apertamente campagna per Lula? È stato negoziato un accordo per sospendere le occupazioni di terre, per non danneggiare la candidatura di Lula?
Prima di tutto, in tutti i periodi elettorali, si crea nella società un clima in cui il centro delle discussioni e delle preoccupazioni è occupato dalla competizione elettorale. Quindi, ogni due anni, in periodo elettorale, tutte le lotte sociali si raffreddano, non solo nelle campagne ma anche nelle città. Quindi il fatto che le occupazioni sono diminuite in questo periodo non è tipico di questo anno elettorale, né legato a nessun accordo. Le occupazioni di terra non nascono per volontà dei dirigenti, avvengono in relazione a particolari situazioni e al rapporto di forze presente in ogni luogo.
Voterò Lula e, anche se non ci sono decisioni di congressi o di organismi dirigenti, con tutti i nostri militanti sociali, tanto del Mst come degli altri movimenti di Via Campesina, siamo impegnati nella campagna e a favore della vittoria di Lula. Per i motivi che ho già spiegato. Quella di Lula è l'unica candidatura che raccoglie forze sociali che possono produrre mutamenti in questo paese. Nel modello economico, che è la cosa principale, e in particolare rispetto al modello agrario e alla riforma agraria. E una vittoria di Lula darà molto coraggio a tutto il popolo brasiliano e genererà un processo di nuova crescita dei movimenti di massa. E un governo Lula, per sostenere i necessari cambiamenti, avrà bisogno di movimenti di massa organizzati.

[...] Lei ha detto alla "New Left Review" che la sinistra brasiliana non ha un progetto chiaro per il Brasile e cade nella semplificazione dello slogan `socialismo contro il capitalismo', senza definire le tappe che si dovrebbero percorrere. Potrebbe spiegare che cammino sostiene per questa sinistra?
Noi abbiamo discusso di questi aspetti in ambiti più grandi del Mst, con altri movimenti: Via Campesina, la consulta popolare, le chiese, il movimento popolare. E riteniamo che il Brasile abbia bisogno di un progetto popolare. Cos'è un progetto popolare? È riorganizzare l'economia, l'uso delle risorse economiche, naturali e tecniche disponibili perché, nella nostra società, ogni brasiliano e tutti i brasiliani possano avere assicurati il lavoro, la terra per lavorare, un'abitazione decorosa, cibo di qualità, educazione e cultura. Ma non si tratta di una dichiarazione di diritti; c'è bisogno di misure concrete che possano garantire questi diritti, che si potranno realizzare se un governo popolare utilizzerà lo Stato e le forze organizzate della società per affrontare le cause dei problemi che hanno reso la nostra società così ingiusta e disuguale. E quali sono queste cause? Bisogna eliminare il latifondo. Bisogna democratizzare la ricchezza accumulata, con pesanti penalizzazioni di fortune e patrimoni ereditari. Rendere i salari più giusti. Rompere con la dipendenza dall'estero, che fa sì che inviamo fuori dal paese un miliardo di dollari a settimana. Affrontare il capitale finanziario che è oggi il grande centro di accumulazione e di sfruttamento. Contrastare il monopolio dei mezzi di comunicazione perché essi siano usati per educare il popolo e non per manipolarlo come succede oggi. E finalmente il Brasile deve recuperare la sua sovranità nazionale, sulla sua economia, sulle sue risorse naturali e sulla sua cultura. Oggi sta diventando una neo-colonia degli Stati Uniti.

Nella stessa intervista lei ha detto che la sinistra ha preferito il negoziato per comporre le tensioni di classe. Se non è il negoziato, qual è, secondo lei, la via da seguire?
Nell'intervista faccio una critica alla istituzionalizzazione dei partiti di sinistra che pensano solo alle elezioni. Il ruolo di un partito di sinistra è elevare il livello della coscienza sociale dei lavoratori. È aiutare a organizzare i movimenti sociali, aiutare a organizzare la lotta sociale, aiutare a mobilitare il popolo perché sostenga i suoi interessi e conquisti i suoi diritti. Le elezioni sono solo un aspetto del gioco democratico di una società. La borghesia e i suoi mezzi di comunicazione vivono facendo propaganda, riducendo la democrazia all'atto del votare perché questa è la forma che hanno per controllare il popolo, illudendolo con le false promesse durante le elezioni. La vera democrazia c'è quando il popolo ha coscienza della sua condizione e lotta, si organizza per migliorare il funzionamento della società in tutti i suoi aspetti. La vera democrazia c'è quando il popolo può camminare con le sue gambe e avere realmente uguaglianza di opportunità. Non basta che ci siano i diritti scritti nella Costituzione. Non è la Carta che garantisce le conquiste sociali, è il popolo organizzato, nelle più diverse forme, a seconda del paese e della tradizione culturale.

 



note:
1 Udr: União Democrática Republicana (Unione Democratica Repubblicana), organizzazione di allevatori e capitalisti agrari, sul modello del Ku Klux Klan. (Torna al testo)

2 Il 9 agosto 1995 la polizia uccise lavoratori agricoli a Corumbiara, Rondônia, e il 17 aprile 1996 a Eldorado dos Carajás. (Torna al testo)

3 Incra, Instituto Nacional de Colonização e Reforma Agraria (Istituto nazionale per la colonizzazione e la riforma agraria); Embrapa: Ente brasiliano per la ricerca agricola. (Torna al testo)

4 Dops, Departamento de Ordem Politica e Social (Dipartimento per l'ordine politico e sociale), l'organismo di polizia speciale cui era delegato il compito della repressione contro le opposizioni alla dittatura militare b Partido da Social Democracia Brasileira, è il partito del presidente Cardoso (NdRM). (Torna al testo)

5 Jader Barbalho: uomo chiave di Cardoso al Congresso, presidente del Senato, costretto a dimettersi dopo alcuni scandali per corruzione. (Torna al testo)

6 "Veja", il settimanale di informazione più letto in Brasile. (Torna al testo)

7 Ezln, Ejército Zapatista de Liberación Nacional, il movimento di liberazione delle popolazioni tzotziles e tzeltales della regione messicana del Chapas, di cui è leader il subcomandante Marcos (NdRM). (Torna al testo)

* L'intervista alla NLR è stata data da Stedile nell'aprile del 2002, quando non si erano ancora delineati la larga coalizione di sinistra intorno alla candidatura di Lula e il suo successo. In una intervista rilasciata il 16 settembre 2002 al periodico paulista "Folha", Stedile aggiorna e precisa il suo giudizio di aprile sulla sinistra e su Lula. Abbiamo sostituito l'ultima domanda, e la relativa risposta, dell'intervista alla NLR con i brani più significativi dell'intervista di settembre, che si possono leggere immediatamente in appendice al testo (NdRM). (Torna al testo)

8 José Serra è il candidato del Partido da Social Democracia brasileira, il partito del presidente uscente Cardoso, alle recenti elezioni del 6 e 27 ottobre 2002. (Torna al testo)



João Pedro Stedile è nato a Rio Grande do Sul,nel Sud del Brasile, nel 1953. Dalla nascita del Movimento dei Sem Terra, nel 1984, è stato coinvolto a pieno nelle sue attivitàed è stato poi eletto nella direzione nazionale. Considerato il coordinatore del Movimento (anche se si presenta soltanto come uno dei membri della direzione nazionale), Stedile è autore e curatore di diversi libri sul Mst e la riforma agraria. Attualmente vive a São Paulo. (Traduzione di Roberto Veneziani)

 

2002 © by NLR.
L'intervista di João Pedro Stedile è apparsa, con il titolo Landless Batallions nel numero 15, maggio-giugno 2002 della "New Left Review" (www.newleftreview.org), che ringraziamo per l'autorizzazione a tradurre.
L'intervista a Stedile è l'ultima di una serie che comprende, nei precedenti fascicoli di NLR:
Naomi Klein, Reclaiming the Commons (NLR 9), Subcomandante Marcos, The Punch Card and the Hourglass (NLR 9),
John Sellers, Raising a Ruckus (NLR 10), José Bové, A Farmers' International? (NLR 12),
David Graeber, The New Anarchists (NLR 13), Michael Hardt, Today's Bandung? (NLR 14).

 
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