| Documenti: di Stedile | Movimento Sem Terra www.comitatomst.it |
1. Secondo lei come si può costruire il nuovo progetto di paese proposto
dalla 4° Settimana Sociale Brasiliana?
Il Brasile vive una grave crisi. Una crisi economica, sociale, culturale e
ideologica. E una delle cause di questa crisi è la mancanza di un progetto
che unifichi la maggioranza del popolo, le forze sociali, verso uno stesso
ideale. Come costruire questo progetto? E' una sfida enorme, storica. E la
affronteremo solo con molto lavoro, molta organizzazione e con il tempo. La
costruzione di questo progetto non consiste solo nell'elaborare un testo, un
documento. Secondo quanto abbiamo discusso nell'ambito dei movimenti
sociali, della consulta popolare e di Via Campesina, la costruzione di un
progetto popolare sarà realizzata sulla base di tre pilastri complementari.
Il primo è costituito da una analisi della realtà brasiliana, dal
conoscere a fondo i suoi problemi, le loro cause, per sapere quali sono le
soluzioni reali. Questo è un esercizio di riflessione, di studio, di
ricerca; l'impegno ad imparare dai pensatori brasiliani che hanno studiato
tanto la nostra società. Il secondo pilastro è l'organizzazione del popolo,
della base, perché lotti per i cambiamenti, per migliorare le proprie
condizioni di vita. E' il rilancio dei movimenti di massa. Soltanto il
popolo che lotta raccoglie forze per modificare la situazione. Il terzo
pilastro è costruire una corrente di lottatori del popolo, di agenti di
pastorale, che comunichino le stesse idee, perché la loro azione si
indirizzata a tessere questo stesso progetto.
2. Come può la 4° Settimana Sociale Brasiliana contribuire
all'articolazione delle forze sociali
La Settimana Sociale ha un ruolo fondamentale nel costruire, raccogliere le
energie di centinaia, migliaia di agenti di pastorali e dirigenti e
militanti dei movimenti sociali, intorno alla costruzione del progetto.
Penso che il processo che è previsto per lo sviluppo della settimana
sociale, sia un processo nello spirito dei tre pilastri.
3. Quali sono le difficoltà affrontate dai movimenti sociali di fronte alle
grandi lotte e mobilitazioni come la riforma agraria, l'Alca, e il debito
estero?
Ci sono molte difficoltà La prima è che viviamo in un periodo storico di
riflusso del movimento di massa. Il popolo si mobilita secondo dei cicli.
Abbiamo cicli di crescita e cicli di riflusso. Abbiamo vissuto un grande
periodo di crescita tra 1979 e 1989 e dall'89 siamo in una situazione di
riflusso. Questo produce confusione, scoraggiamento ecc. E questo esige
pazienza, per non pensare che tutto sia perduto. La seconda difficoltà è che
stiamo vivendo da 15 anni nel neoliberismo e si è imposta una egemonia
totale del capitale e dei suoi valori che rappresentano una specie di
pensiero unico. Il pensiero delle elite, dei ricchi, dei potenti. E tutti
quelli che non sono d'accordo vengono ridicolizzati dai mezzi di
comunicazione e a volte anche criminalizzati. E la terza difficoltà è che i
movimenti sociali, in particolare nelle città, vivono una crisi ideologica e
organizzativa. Nessuno fa più lavoro di base, nessuno fa più formazione di
militanti, quindi tutto questo rende difficile portare avanti campagne più
politicizzate che sono in relazione alla costruzione del progetto politico,
come quella per la riforma agraria, la lotta contro l'Alca e contro il
debito estero.
4 Quali sono i passi avanti ottenuti dai movimenti sociali in questi ultimi
anni? Possiamo dire che esiste unità di vedute tra i movimenti sociali
intorno alle grandi lotte, come è accaduto durante la Conferenza su Terra e
Acqua?
Lentamente stiamo cominciando a fare dei passi nella costruzione del
progetto. È vero che in ambito rurali, i movimenti sociali sono avanzati di
più e la realizzazione della conferenza Terra e Acqua ha consolidato una
unità molto grande tra tutti i movimenti che organizzano il popolo in
Brasile. Raccogliere 10.000 militanti di tutti gli stati e di tutti i
movimenti è una conquista enorme e inimmaginabile due o tre anni fa. C'è
anche una maggiore unità, nel comprendere che l'attuale politica economica è
la continuazione del neoliberismo e che quindi dobbiamo lottare per un nuovo
progetto nazionale di sviluppo. Ci sono passi avanti anche nel comprendere
che non possiamo cadere nella posizione ingenua di aspettare tutto dal
governo. E nemmeno cadere nella posizione settaria di dare tutta la colpa al
governo. La nostra forza sta invece nella capacità che avremo di organizzare
il popolo. Ossia, dobbiamo organizzare, organizzare, organizzare e lottare
per i cambiamenti.
Nei movimenti sociali della città le sfide sono molto più numerose e
difficili per la sconfitta storica che ha sofferto il movimento operaio, per
la mancanza di prospettive di fronte a tanta disoccupazione e per la
necessità di scoprire un qualche tipo di movimento sociale che riesca ad
organizzare i giovani, poveri delle periferie.
5. Quale deve essere il rapporto tra i movimenti sociali e il Governo nella
costruzione di un nuovo progetto di paese?
I movimenti sociali devono essere autonomi dai partiti politici, dal
governo, dallo stato e dalle chiese. La forza dei movimenti è la loro
capacità di organizzare il popolo e poter camminare con le loro proprie
gambe e, soprattutto con la loro propria testa.
Noi del MST e di Via Campesina, abbiamo imparato dalla nascita, attraverso
le esperienze dei movimenti contadini del passato e con l'esperienza storica
della classe lavoratrice, che è necessaria autonomia. Ma autonomia non è
sinonimo di isolamento. Autonomia per crescere, svilupparsi e poter
costruire alleanze di classe, alleanze sociali, sulla base di un progetto e
non in maniera verticistica, o per obbligo. E mantenendo l'autonomia in
relazione al Governo Lula, avremo la possibilità di criticarlo quando
sbaglia e appoggiarlo in quello che farà a favore del popolo. I partiti
politici hanno l'obbligo di comportarsi come alleati o oppositori, i
movimenti sociali no. Essendo autonomi dal governo, abbiamo relazioni di
negoziazione e pressione.
6. Lei pensa che i movimenti sociali dovrebbero farsi da parte in questo
momento contraddittorio del paese in cui non c'è chiarezza su quali siano
gli indirizzi economici e politici?
Questo è il momento in cui il popolo ha più bisogno dei movimenti sociali. I
movimenti e tutte le persone, militanti indipendenti, agenti di pastorale, e
tutte le forme di organizzazione sociale del nostro popolo, hanno la
responsabilità, in questo momento di crisi, di riflusso del movimento di
massa, di contribuire a trovare una strada. Discutere che tipo di progetto
ci può tirare fuori da questa crisi, da questa perdita di tempo. Non
possiamo avere nessun dubbio. Non possiamo stare fermi. Non possiamo
alienarci. Non possiamo cadere nell'individualismo piccolo borghese, del
devo occuparmi della vita mia, della mia famiglia e, quando le cose
miglioreranno torno ad essere militante. Questo è un cumulo di opportunismo.
Il nostro ruolo, ora, più che mai, è quello di aiutare il popolo a
discutere, a fare lavoro di base, a fare un vero mutirão per consultare il
popolo e costruire un progetto popolare.
7. Come possono i movimenti sociali contribuire a coinvolgere e a far
partecipare la popolazione nel mutirão per la costruzione di un nuovo
paese?
Noi abbiamo abbastanza discusso nelle diverse sfere di articolazione dei
movimenti, sia in Via Campesina, sia nella Campagna contro l'Alca, sia nella
Consulta Popolare, e nella Settimana Sociale. Abbiamo messo a punto un
calendario comune di compiti organizzativi e di mobilitazioni per il 2005
che è molto interessante. Interessante per il grado di impegno e serietà e
interessante per il grado di unità. Il nostro accordo prevede di realizzare,
nel mese di marzo, incontri di formazione di militanti-formatori, a livello
nazionale e di stato. Poi, nei mesi da maggio a luglio, organizzeremo una
specie di questionario, con una decina di domande, per consultare il popolo
sui principali problemi che sta vivendo e quali sono le soluzioni che il
popolo propone. Quindi percorreremo il Brasile, ogni militante dovrà
consultare un minimo di cento famiglie. Immaginate se i 150.000 mlitanti e
agenti di pastorale che sono stati coinvolti nel plebiscito sull'Alca,
tornassero nelle strade, ora per ascoltare il popolo, potremmo consultare
due/tre milioni di famiglie; è recuperare il lavoro di base. Il lavoro di
ascoltare il popolo, che sa più di qualsiasi politico. Poi in agosto faremo
assemblee locali per raccogliere queste idee e poi assemblee popolari a
livello di stato e finalmente, dopo il Sette di Settembre, dopo Il Grido
degli Esclusi, faremo, verso la metà di settembre, una grande assemblea
nazionale, popolare a Brasilia, riunendo più di 20.000 militanti di tutto il
paese. E più tardi in ottobre, con meno persone, durante la Settimana
Sociale, matureremo, rumineremo le idee e le proposte che il popolo ci ha
fornito.
Questo è il piano organizzativo. Ma insieme a questo calendario svilupperemo anche grandi giornate unitarie di mobilitazione. Così in aprile ci sarà una grande marcia per la Riforma Agraria, poi la lotta per la rivalutazione del salario minimo, la giornata mondiale contro il libero commercio, le mobilitazioni del Grido degli esclusi ecc.
Sono ottimista, il 2005 sarà l'anno della ripresa dell'unità e delle mobilitazioni di massa. Potete annotarlo.
8. La Quarta Settimana Sociale sta discutendo il ruolo dello Stato
Il dibattito sul ruolo dello stato è estremamente necessario e includeremo
domande relative a questo nel questionario e lungo tutto il processo. Perché
lo stato è il potere costituito per fare cambiamenti in nome della società,
come popolo organizzato. Quel che succede ora è che abbiamo uno stato, ai
tre livelli - municipale, statale e federale - che esercita un potere solo a
favore del mantenimento dei privilegi di una minoranza. E' nel senso
classico uno stato a favore della classe borghese e contro i poveri. I
lavoratori e il popolo hanno bisogno di comprendere il carattere dello stato
per poter presentare proposte concrete di cambiamento.
9. Quale è il ruolo dei movimenti sociali nel controllo delle politiche
pubbliche, sociali e di bilancio del paese?
Il ruolo dei movimenti sociali e di tutte le forme di organizzazione sociale
e pastorale è fondamentale per organizzare il popolo. E organizzare il
popolo è molto importante perché abbia forza sufficiente per imporre la
volontà della maggioranza alle istituzioni pubbliche che non compiono il
loro ruolo costituzionale di rispondere, prima di tutto, alle necessità
della maggioranza E ora, avremo uno strumento fondamentale per mobilitare
il popolo perché eserciti il suo potere, come è scritto nella costituzione:
"tutto il potere emana dal popolo". E' la proposta organizzata da OAB e
CNBB, di raccogliere firme perché sia approvato un progetto di legge che
regolamenta l'uso automatico da parte della popolazione del diritto di
plebiscito, referendum e consultazione popolare. Questi strumenti sono la
forma in cui il popolo ha il potere di decisione, senza delegare ai deputati
o a nessun altro. La costituzione garantisce questo diritto, ma i
parlamentari non hanno mai voluto regolamentarlo. Quindi con questo progetto
dell'OAB lo regolamenteremo e quando sarà approvato (e spero che questo
avvenga nel primo semestre del 2005) il popolo raccoglierà l'1% delle firme
del totale dell'elettorato e con queste firme affiderà al potere giudiziario
il compito di convocare automaticamente consultazioni e plebisciti popolari
su qualsiasi argomento. Sul debito estero, sull'Alca, sui transgenici. Anche
con la possibilità di revocare i mandati dell'esecutivo e dei deputati.
Ossia, ci sarà un vero esercizio di democrazia diretta. Così potremo avere
un potere di decisione maggiore sul bilancio e sulle stesse leggi che i
deputati approvano e che spesso sono contro gli interessi del popolo. Quindi
il popolo può esso stesso esercitare il diritto di decidere che è superiore
al mandato rappresentantivo dato all'esecutivo e al legislativo. Ci
impegneremo perché questa materia sia regolamentata il prima possibile.
Joao Pedro Stedile, dirigente del MST e Via Campesina Brasile.
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