| Documenti: di Stedile | Movimento Sem Terra www.comitatomst.it |
Di fronte alla barbarie perpetrata dallo Stato brasiliano, a servizio delle elite, la Via Campesina internazionale, che per caso era riunita, in quello stesso giorno, per la sua seconda conferenza a Città del Messico, dichiarò allora il 17 aprile, Giornata internazionale di Lotta Contadina. Da allora, tutti gli anni, in un numero crescente di paesi, le organizzazioni contadine realizzano mobilitazioni, all'interno della lotta per la riforma agraria e per la difesa dei loro diritti. Il massacro di Carajás è servito almeno come spinta perché i contadini di tutto il mondo lottassero di più. Qui in Brasile, abbiamo l'obbligo di non scordare mai queste scene della barbarie compiuta dalla nostra elite, che grida tutti i giorni, nei suoi canali televisivi, contro le barbarie commesse dai lumpen nelle prigioni, nelle Feben, durante gli odiosi sequestri. Ma si dimentica della sua propria barbarie. Si dimentica che la proliferazione dei lumpen è il prodotto della barbarie istituzionale del sistema capitalista, che organizza la società solo per l'individualismo e la ricerca del lucro. E i poveri, qundo cercano di imitare questo, si trasformano anche loro in barbari.
La marcia a Brasilia
E quest'anno abbiamo deciso, l'MST con i movimenti sociali organizzati in
Via Campesina/Brasile, di realizzare una grande marcia a Brasilia. Usciremo
da Goiania il 1 maggio e cammineremo per 17 giorni fino ad arrivare alla
capitale federale. La novità di questa marcia non è il fatto in se stesso di
metterci in cammino, perché le marce fanno parte dei vari tipi di
mobilitazione dei contadini, ma è nel numero dei partecipanti. Riuniremo più
di 10.000 persone, uomini, donne, bambini, venuti da 23 stati del Brasile,
per camminare insieme, protestare e richiarmare l'attenzione della società
brasiliana sulla grave situazione di povertà e disuguaglianza nelle
campagne.
E perché un così grande sforzo e sacrificio?
Far muovere tutti i giorni 10.000 persone, portando con noi cucine, bagni,
acqua, in una marcia che esigerà un enorme sacrificio di tutti i
partecipanti, è un grosso impegno, ma il sacrificio maggiore è aspettare
tutta una vita, fermi, immobilizzati dalla povertà e dall'ingnoranza.
Mobilitare, lottare è già un atto di dignità contro il sacrificio sociale
storico che è imposto ai poveri nel paese. Cammineremo per richiamare
l'attenzione della società brasiliana sul fatto che la riforma agraria è
ferma. Abbiamo fatto un accordo con il governo Lula nel novembre del 2003,
nel quale il governo prendeva l'impegno di insediare 430.000 famiglie nei
tre anni di mandato che restavano ancora. E il governo si impegnava a
mettere al primo posto le famiglie accampate. È passato, da allora, quasi
un anno e mezzo, e fino ad ora il governo non ha onorato il suo impegno e ha
insediato meno di 60.000 famiglie. Mancano 20 mesi di mandato e 370.000
famiglie devono ancora essere insediate. Il governo non sta mettendo in
pratica il piano nazionale di riforma agraria e, addirittura, annuncia tagli
al bilancio, per pagare gli interessi del debito interno, ai banchieri.
E questo sarà il secondo motivo della nostra marcia. Sappiamo che la
realizzazione della riforma agraria non è solo una questione di volontà
politica o d'impegno personale del presidente. Dipende da una politica
economica. Dipende da un progetto nazionale di sviluppo.
E marceremo, quindi, per andare a Brasilia a dire al governo che cambi la
sua politica economica, se vuole rendere possibile la riforma agraria e
risolvere i problemi del popolo. Tutti sappiamo che la politica economica
attuale è il proseguimento della politica neoliberista del governo
anteriore. I mandatari del Ministero delle Finanze e della Banca Centrale
sono ancora gli stessi "tucani" degli scorsi otto anni. Questa politica, che
si basa sulla priorità del superavit primario, sugli alti interessi e sullo
stimolo alle esportazioni, ha come risultati soltanto: profitti fantastici
per le banche e le transnazionali, concentrazione di reddito e aumento
della disoccupazione. Basta leggere i giornali, non è necessario essere
economisti per capire la sua natura.
Andiamo a Brasilia a dire che è ora di utilizzare i 60 miliardi di reali di
superavit primario per applicarli in investimenti che garantiscano lavoro
per tutti. Investirli nell'educazione, nell'università pubblica e nella
salute pubblica. Vogliamo dire che, se vogliono tanto imitare gli Stati
Uniti, devono adottare il tasso di interesse degli Stati Uniti, che è di
appena il 2,5% e non del 19% che riscuotono da noi.
Andiamo a Brasilia a dire che il nostro popolo merita un salario minimo
dignitoso. Economie più povere e più piccole, come quelle dell'Argentina e
del Paraguai, pagano salari minimi intorno ai 500 reali. Perché l'economia
brasiliana non può pagare salari simili? Tutti i mezzi di comunicazione
delle elite, tutti gli imprenditori dicono ipocritamente di sostenere la
distribuzione del reddito, ora, l'aumento del salario minimo è la misura più
efficace per distribuire il reddito. Perché non lo accettano?
Andiamo a Brasilia a sostenere l'idea che, il nostro popolo si libererà
dalla povertà e dalla disuguaglianza sociale, solo se il governo metterà
realmente al primo posto la maggioranza e garantirà che ogni giovane abbia
accesso all'università pubblica e gratuita. Anche su questo punto, le elite
accettano la tesi che l'educazione deve essere la priorità, ma non accettano
che il governo smetta di pagare i debiti interni e esteri e investa le
risorse nell'educazione.
Andiamo a Brasilia a sostenere l'idea che è necessario fare una discussione
pubblica, un auditing sul debito estero, perché il popolo sappia cosa è gia
stato pagato e quel che continuiamo a pagare invano. Il nostro popolo invia
annualmente più di 50 miliardi di dollari all'estero. La nostra elite
mantiene 85 miliardi di dollari depositati in conti esteri. La Costituzione
brasiliana stabilisce la realizzazione di un auditing sul debito estero. Ma,
in questo caso, nessuno esige il rispetto della Costituzione!
Andiamo a Brasilia a dire al Congresso Nazionale che è ora di regolamentare
il diritto del plebiscito popolare, delle consultazioni e referendum
previsti nella Costituzione, che fino ad oggi, non sono stati
regolamentati. Il popolo ha bisogno di avere il diritto di esercitare il
suo mandato. I deputati non possono usurpare il diritto del popolo a
decidere. Per questo appoggiamo il progetto di legge elaborato dalla OAB e
dalla CNBB, che sta passando per la Camera dei Deputati, che regola il
diritto del popolo a realizzare plebisciti popolari, per decidere su tutte
le questioni sulle quali ritenga necessario esprimere il proprio parere.
Andiamo a Brasilia a sostenere la democratizzazione dei mezzi di
comunicazione di massa. Perché il governo smetta di chiudere le radio
comunitarie. Non ci sarà democrazia senza che il popolo e le sue
organizzazioni sociali abbiano il diritto all'informazione. E, per questo,
le radio, le televisioni comunitarie sono fondamentali, così come
democratizzare le concessioni pubbliche della televisione.
Andiamo a Brasilia a dire che siamo contro l'accordo dell'ALCA e chiedere
che il governo ritiri da Haiti i nostri soldati. Il popolo di Haiti deve
essere sovrano, e decidere da solo il suo futuro. Il popolo di Haiti ha
bisogno del nostro aiuto umanitario, non di soldati.
E per dire tutto questo a Brasilia, speriamo di poter contare sulla
partecipazione di tutti voi. Alla fine della marcia il 17 maggio a Brasilia,
realizzeremo una grande manifestazione per consegnare ai tre poteri le
nostre richieste.
Joao Pedro Stedile, dirigente del MST e Via Campesina Brasile.
| Home Page | Mappa del sito | Interviste a Stedile | Notizie su Eldorado | Notizie Dicembre '04 |