| Documenti: di Stedile | Movimento Sem Terra www.comitatomst.it |
Ma cosa sta cambiando?
È cambiato il significato della politica per il popolo. Il popolo si sta
coscientizzando e sta partecipando attivamente a tutte le decisioni dello
Stato e del governo. E questa è la strada principale: fare che le masse
partecipino alla vita del paese.
È cambiato il significato dell'economia. In particolare qui, dove c'è una
dipendenza dal petrolio dell'80%. Infatti, i miliardi di dollari del
petrolio, che prima erano usati soltanto dall'8% della popolazione per
arricchirsi e utilizzarli in lusso e stravaganze, ora finanziano
l'estensione dei servizi pubblici di sanità e educazione a tutta la
popolazione. Ora, servono alla distribuzione del reddito, garantendo
alimenti a prezzi di costo, educazione gratuita, costruzione di abitazioni
popolari, distribuzione di terra.
Il Venezuela è cambiato anche nella sua politica estera, esercitata ora con
orgoglio e un chiaro segno di indipendenza nei confronti dell'imperialismo.
In questo modo anche il ruolo delle forze armate è cambiato. Sono rimasto
colpito dal livello di politicizzazione dei giovani tenenti, maggiori e
capitani, che non vivono più nelle caserme, ma assumono attivamente la
gestione di progetti sociali, come la costruzione di strade, ponti e dei
mercati popolari. Hanno dato un senso alla loro divisa. Ho visto soldati
armati, ma armati a favore del popolo (como ha cantato Geraldo Vandré) che
aiutavano durante l'occupazione della fazenda Malquinesa, espropriata
recentemente dei suoi 8.600 ettari totalmente improduttivi, anche se
rappresentavano i migliori terreni del paese, nella pianura Barinenha. Ho
visto giovani poveri, entusiasti poiché ora possono studiare non solo alla
scuola primaria e secondaria ma possono iscriversi a qualsiasi corso
universitario. Ho visto il presidente annunciare la creazione di 20.000
posti per studenti di medicina a partire da questo anno. Ho visto il
presidente partecipare a un programma televisivo per sette ore, discutendo
di tutti problemi del paese, con una trasparenza impressionante.
Ho visto un generoso processo di riforma agraria, che espropria tutte le
terre di cui si sono illegalmente appropriati grandi fazendeiros, che non
sono riusciti a documentare la legittimità del loro possesso. Vengono
tutelate tutte le proprietà produttive, ma la riforma stabilisce
l'esproprio di tutti i latifondi, indipendentemente dalla loro grandezza. La
Costituzione dice chiaramente che la società del Venezuela vuole eliminare
il latifondo. Ho visto l'oligarchia ringhiare come un cane rabbioso,
bollando questa legge, approvata da più dell'80% dei deputati e sostenuta da
una ampia maggioranza della popolazione, come un affronto al diritto di
proprietà.
Ho visto per le strade e nelle biblioteche popolari lo Stato che
distribuiva più di un milione di esemplari di vari titoli di letteratura
universale, come "I miserabili", di Victor Hugo, Don Chisciotte.
Ho visto un popolo molto mobilitato e cosciente in difesa dei suoi interessi
e lottando per vere trasformazioni economiche e sociali. Ho visto il
presidente della Repubblica denunciare in una rete della televisione che
c'era un'impresa petrolifera di proprietà dello stato venezuelano, che ha
operato con 15.000 distributori di benzina e tre raffinerie, all'interno
degli USA, per 35 anni, e che in questi 35 anni, prima dell'avvento del
governo bolivariano, nessun centesimo era stato rimandato in Venezuela. E
che finalmente ora, dopo vari interventi, per la prima volt, in soli otto
mesi, la nuova direzione aveva rimandato nel paese 500 milioni di dollari
di profitti liquidi. Immaginate quello che hanno rubato 35 anni! E il
presidente annunciava che questo denaro, non previsto nel bilancio, sarà
utilizzato per investimenti sociali a favore degli strati più poveri della
popolazione.
È certo, tuttavia, che il Venezuela affronta enormi sfide. Molti
ostacoli, come quello di liberarsi dalla dipendenza per l'acquisto degli
alimenti. Come la sfida di ricostituire una struttura produttiva nel paese,
che usi le risorse del petrolio per altri investimenti produttivi, generando
lavoro per tutti. Dicono che la sfida maggiore è costruire un nuovo modello
economico, che rompa con la dipendenza dal petrolio e dall'impero
finanziario. E che si incammini verso il socialismo. Chiamano questo,
processo di costruzione di un modello di sviluppo endogeno, locale,
venezuelano.
Ho visto molti cambiamenti che stanno migliorando la vita del popolo povero
del Venezuela. Ho visto uomini e donne camminare con orgoglio e dignità a
testa alta. Ho visto che l'America Latina ha una via d'uscita. Basta che ci
sia un popolo cosciente, organizzato e mobilitato. E un governo impegnato
con il suo popolo e non con il capitale. Giuro che ho visto tutto questo!
Joao Pedro Stedile, dirigente del MST e Via Campesina Brasile.
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