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Una legge mai veramente attuata
Durante questi quaranta anni, diversi governi hanno tentato di rendere più
"agile" l'imposta. Il governo Cardoso tentò di statalizzarla. L'ex-ministro
Raul Jungmann ha cambiato i criteri della ITR, annunciando che la nuova
tassa sarebbe stata una vera rivoluzione agraria, in quanto strumento di
correzione della concentrazione della proprietà agricola. Pura propaganda!
In realtà, durante tutti questi anni, la ITR non è mai stata applicata in
forma progressiva.
Non c'è stato mai neanche nessun meccanismo di punizione dei proprietari che
non pagavano o facevano dichiarazioni false.
Così si sono uniti due fattori, tutti i governi che sono passati per il
Palazzo del Planalto, per mantenere le alleanze elettorali, non hanno mai
voluto elevare l'imposta e penalizzare i grandi proprietari. E il ministero
competente in materia faceva finta di non vederci bene nel raccogliere
questa tassa. (...)
Tra gli ideatori dello Statuto della terra, c'è uno dei maggiori specialisti
della Riforma Agraria del paese, membro della Segreteria Agraria del Partito
dei Lavoratori (PT) e fondatore dell'Associazione Brasiliana della Riforma
Agraria (ABRA), il vecchio José Gomes da Silva, morto nel 1996. Egli ha
sempre sostenuto l'uso rigoroso della ITR, come strumento che contribuirebbe
a spingere ad un aumento della produttività, a penalizzare il cattivo uso
della terra da parte dei grandi proprietari e che sarebbe una fonte
importante di risorse per finanziare la riforma agraria.
Egli ha sostenuto sempre, nel PT, nell'Abra e in tutti i forum possibili,
l'idea di rendere più agile questa tassa. Ed è sempre insorto con forti
argomenti, quando, in diverse occasioni, i governi federali hanno tentato di
statalizzare o municipalizzare l' imposta. José Gomes sosteneva il
contrario: era necessario mantenerla come imposta federale, poichè questo
avrebbe permesso alle Finanze di coniugare le informazioni dei dichiaranti
con la loro tassa sul reddito e con le altre tasse. E così i latifondisti
non avrebbero potuto mentire o usare la proprietà della terra anche come
forma per schivare l'imposta sul reddito.
José Gomes sosteneva anche che il governo federale doveva seguire la legge
con rigore, espropriare i latifondi e pagare solo il valore dichiarato dallo
stesso fazendeiro, al momento di pagare l'ITR.
Le Finanze federali aggiornano gli indici relativi agli ettari di terra per
regione, ma è il proprietario che dice quanto vale ogni ettaro. Le idee di
José Gomes sono cadute nel nulla e nessuno dei governi le ha utilizzate.
Gomes è morto sognando che un giorno Lula arrivasse al potere e allora si
sarebbe potuto applicare quello che aveva sempre sostenuto nei programmi del
PT.
Come risultato della politica portata avanti da tutti i governi, il governo
attuale ha raccolto dalla ITR solo 280 milioni di reais, durante il 2004:
Il che equivale alla tassa sulla Proprietà Territoriale Urbana (IPTU) di un
solo quartiere della città di São Paulo.
Secondo le attuali regole dell'ITR le piccole proprietà sono esenti dal
pagamento. Allora, se sommiamo gli immobili classificati come medie e grandi
proprietà avremo circa 270.000 proprietari (342.000 immobili al di sopra dei
200 ettari, secondo l'Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica).
Queste medie e grandi proprietà controllano 298 milioni di ettari. Si stima
quindi che l'attuale ITR riscuota meno di un real per ettaro per anno. E
ogni fazendeiro paga, in media, mille reais per anno, per proprietà, il che
è una sciocchezza e non rappresenta nessuna forma di pressione,
penalizzazione e molto meno un meccanismo fiscale correttivo della
concentrazione della proprietà della terra.
A favore dei latifondisti
La situazione è questa. Che ha fatto l'attuale governo di fronte a questo
quadro? Avrebbe potuto mantenere la legge e le idee di José Gomes da
Silva: accrescere la ITR per ettaro; aumentarla progressivamente, di anno in
anno; pagare gli espropri solo con il valore dichiarato dal latifondista; e
destinare queste risorse alla riforma agraria (visto che negli ultimi anni
era destinata alla cassa comune del Tesoro).
Il Governo Lula si è dimenticato dei consigli del vecchio Zé Gomes e ha
fatto quello di cui nessun altro governo ha avuto il coraggio: ha
municipalizzato la riscossione e il destino della ITR. E' stato mandato un
Progetto di legge al Congresso, che è stato approvato definitivamente dal
Senato e in forma quasi unanime (strano?) il 15 dicembre scorso. E l'ultimo
giorno del 2005, in modo che entrasse in vigore nell'anno fiscale 2006, il
presidente Lula ha promulgato la nuova legge della ITR, che smette di essere
una tassa per la riforma agraria. Ora diviene una imposta che deve essere
riscossa dai Comuni, che potranno usare il denaro a loro piacimento e come
vorranno.
L'ITR è stata uccisa e sepolta. Le finanze federali perderanno il controllo
del catasto e della opportunità di collegarlo alle dichiarazioni
dell'imposta sui redditi. I latifondisti sono euforici già pagavano poco e
ora basterà loro imbrogliare un po' l'amico sindaco e pagheranno ancora
meno. L'Incra perde le risorse che gli venivano negate, ma che per legge le
sarebbero spettate e perde il potere di espropriare, basandosi sul valore
dichiarato. Perde la riforma agraria. Ci manca il vecchio Zé Gomes che
potrebbe spiegare meglio la gravità di questo cambiamento al suo amico
Luiz Inácio Lula da Silva.
João Pedro Stedile é dirigente do Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem terra (MST) e da Via Campesina - Brasil
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