| Documenti: di Stedile | Movimento Sem Terra www.comitatomst.it |
Juarez Guimarães - Non ti sembra contraddittoria l'idea di riflusso con il rigetto del neoliberismo
e la crescita di speranze che c'è stata nel 2002?
João Pedro Stedile - Arrivo alla logica dei movimenti di massa. I movimenti di massa hanno anch'essi
una dinamica storica. Non dipendono solo dalla volontà dei dirigenti, come alcuni settori della sinistra
affermano, ossia, non si tratta solo di "un problema di direzione". No, i movimenti di massa hanno
una logica che dipende dalla correlazione di forze e, se analizziamo la lotta di classe lungo il XX secolo,
vediamo chiaramente che questa lotta di classe ha generato una vera spirale, in cui in certi momenti la
classe lavoratrice, il popolo, avanza, quindi c'è una risalita delle masse, una offensiva di classe, c'è uno
scontro con la classe dominante e quando la classe lavoratrice è sconfitta si produce un riflusso. Gli ultimi
due grandi episodi di scontro sono stati nel 1964 e nel 1989. Nel 1964 siamo stati sconfitti e abbiamo
vissuto una fase di riflusso fino al 1979. Dal 1979 in poi abbiamo riorganizzato le nostre forze e abbiamo
avuto una risalita del movimento di massa. Nella nostra lettura, l'elezione del 1989 è enigmatica perchè solo
ora comprendiamo che allora abbiamo deciso un momento della nostra storia e la nostra sconfitta politica ha
prodotto una discesa del movimento delle masse che incide anche sull'oggi.
Cito di solito un discorso di Eric Hobsbawm, nel quale egli analizzava come estemporanea la vittoria del PT
nelle condizioni storiche del Brasile. Perchè? Normalmente la sinistra vince le elezioni, ossia le battaglie
elettorali, come frutto di una crescita del movimento delle masse. Noi qui abbiamo avuto una vittoria nella
battaglia elettorale importante, che è stata la vittoria di Lula, ma in un momento di decrescita. È in
realtà uno degli elementi condizionanti che caratterizzano l'ambiguità del governo Lula.
Quindi, perchè diciamo che il movimento delle masse è in una fase di riflusso?
Non è che non ci siano lotte, movimenti organizzati. Ci sono lotte, il popolo lotta ogni giorno per
sopravvivere e alcune categorie fanno lotte collettive. Noi, nelle campagne, abbiamo passato i 15 anni del
neoliberismo a lottare. Ma qui sto utilizzando i termini risalita del movimento delle masse o riflusso nel
senso della capacità di accumulazione della classe come un tutto, intorno alla costruzione di un progetto,
alla capacità di mobilitarsi per quel progetto e riuscire ad assumere l'iniziativa politica di andare
all'offensiva contro la classe dominante. E questo non sta succedendo dal 1989.
L'elezione di Lula non è stata sufficiente. Anche noi idealizzavamo questa possibilità - non dico che ci
illudessimo perchè si tratta una parola molto forte. Noi del MST idealizzavamo la possibilità, pensavamo che
la semplice vittoria di Lula avrebbe lanciato la risalita del movimento delle masse, perchè avrebbe generato
nuove speranze. In un certo modo, tra i Senza Terra, questo si è prodotto perchè nel 2003 siamo riusciti a
mobilitare quasi 200.000 famiglie che si sono accampate. Ma dal punto di vista della classe lavoratrice
brasiliana e del popolo in generale, anche se hanno votato Lula, questo non è stato sufficiente per lanciare
un processo di ricrescita del movimento delle masse.
Juarez Guimarães- Questa analisi che stai facendo è molto importante perchè mostra una profonda sensibilità nei confronti dei limiti, non solo esterni, derivanti dalla congiuntura internazionale, dal potere delle classi dominanti, ma anche del nostro stesso movimento. Vorrei porre una questione per continuare a riflettere su questa idea del riflusso che presenti come la difficoltà di costruire un movimento di unità popolare intorno ad un progetto che unifichi le iniziative.....
João Pedro Stedile - Che accumuli le forze e sia capace di andare all'offensiva.
Juarez Guimarães - Forzando un paragone con quel che sta succedendo in Venezuela, potremmo parlare
di differenti livelli di lotta di classe? In questo senso: in Venezuela c'è una situazione in cui il sistema
politico ha sofferto una profonda delegittimazione sociale, anche perchè c'è una classe dominante
profondamente predatoria e vincolata allo Stato; una situazione in cui le Forze Armate si sono mosse per
distaccarsi dalle elite corrotte e una situazione in cui l'intervento diretto degli USA ha provocato una
reazione significativa di rigetto antimperialista. E questo, quindi, ha configurato un livello di lotta
sociale, di lotta di classi che è molto diverso dal nostro livello, come stavi spiegando, cioè, di un
movimento che si è trovato in un processo di istituzionalizzazione molto forte nel suo sviluppo,
principalmente negli anni 90 e di uno governo che si relaziona con la lotta delle classi, anche delle classi
dominanti, a partire dall'interno dello Stato, nei suoi limiti costituzionali, che noi conosciamo molto bene.
Quindi saremmo inseriti in un altro livello di lotta di classi. Come far muovere questo livello, con tutti i
limiti che ci dà per il superamento di questo riflusso, in direzione di una alterazione della correlazione di
forze favorevoli ai cambiamenti storici ai quali aspiriamo?
João Pedro Stedile - Molto bene, ricorrerò di nuovo a un contesto più ampio. Noi non condividiamo
l'idea che c'è in America Latina una risalita del movimento di massa, come si legge frequentemente nei
giornali di sinistra. "Ora siamo in una nuova tappa storica, rivoluzionaria dell'America Latina" o
" Il Forum Sociale Mondiale di Caracas ha rappresentato questo o quello". È chiaro che siamo
in una condizione migliore rispetto agli anni 90, è ovvio che ci sono cambiamenti in corso. La storia è la
storia di cambiamenti, a volte verso il peggio, a volte verso il meglio, in questo caso i cambiamenti che
stanno avvenendo sono verso il meglio. Ma hai detto bene, non c'è e non potrebbe esserci in società così
diverse come in America Latina, un livello unitario, perchè le masse reagiscano alla correlazione di forze
che affrontano in ogni paese. Quindi l' América Latina sta vivendo in ognuno dei suoi paesi momenti molto
differenziati.
In alcuni paesi il popolo sta usando le elezioni per lottare contro il neoliberismo, in altri usa le strade.
Ma in un contesto generale, crediamo che stia avvenendo una risalita del movimento di massa solo in Bolivia e
in Venezuela, dal golpe del 2003 in qua, poichè anche quando Chavez è stato eletto non c'era un movimento di
risalita delle mosse. È stato eletto per una reazione della popolazione contro la corruzione. C'è
stata una reazione del movimento di massa quando è stato rimesso al governo dopo il golpe del 2003, allora,
sì c'è stata una risalita del movimento di massa in Venezuela.
Come hai detto beme, là si mantiene anche in funzione degli attacchi permanenti che l'impero fa a causa del
petrolio, quindi, questo obbliga le masse venezuelane a un grado più dinamico di politicizzazione.
E è interessante guardare alla situazione di ogni paese dell'America Latina, non solo per vedere le
differenze, ma per vedere le somiglianze, perchè molti paesi hanno adottato la via elettorale per protestare
contro il neoliberismo e poi, non essendoci stata una ripresa del movimento delle masse, non hanno ottenuto
questi cambiamenti. È il caso dell'Argentina, è il caso dell'Equador, che negli ultimi dieci anni ha
eletto e sei presidente e tutti sempre come contestazione, ma non ci sono stati cambiamenti.
Torniamo al Brasile, con uno sguardo più prospettico dei movimenti sociali, guardando al futuro. Noi
facciamo una lettura complementare: da un lato diciamo: "dobbiamo continuare a piantare alberi per poter
cogliere frutti duraturi nel lungo periodo". Non possiamo generare l'illusione nel nostro popolo che le
vere soluzioni ai loro problemi dipendano appena dal governo o che stanno qui all'angolo. I cambiamenti
strutturali della società brasiliana si faranno aspettare per molto tempo, ossia, si tratta di un progetto di
medio e lungo periodo. Quindi, le sinistre che vogliono essere conseguenti - le sinistre sociali e di partito
- devono lavorare con una visione di lungo periodo, in modo da aiutare la ricostruzione e la ripresa della
lotta. Ci sono alcuni compiti permanenti i cui risultati saranno di medio e lungo periodo e le sinistre
devono collocarsi in modo tale da affrontare la situazione di crisi che viviamo. Per prima cosa, come ho già
detto, bisogna tornare alla formazione politica della militanza, per produrre militanti e quadri che abbiano
una visione corretta dei problemi della nostra società per non cadere nell'elettoralismo idealista nè in un
rivoluzionarismo settario.
Dobbiamo preparare persone che interpretino la realtà brasiliana e abbiano la capacità di trasformarla.
Questo è il ruolo della formazione e questo dipende dallo studio, dalla conoscenza, dal dibattito politico e
dalla partecipazione alle lotte sociali.
Secondo elemento: dobbiamo tornare a fare lavoro di base, il che significa organizzare le persone nei loro
luoghi di vita, sia in fabbrica, sia nella comunità rurale, sia nelle scuole o nelle università. Costruire
gruppi in cui le persone (...) aiutino a creare forme collettive di lotta. Anche questo è stato abbandonato,
anche dalla chiesa cattolica. La chiesa cattolica fa un lavoro importante di coscientizzazione, ma a dire la
verità, sta anch'essa soffrendo di questo riflusso del movimento di massa e non è riuscita a ricostruire i
gruppi di famiglie, quello che sono state le CEB all'apoca della ripresa del movimento delle masse negli anni
79/89, quando hanno avuto un ruolo importante.
Un terzo elemento è la necessità di dare importanza al lavoro con la gioventù povera delle città. La gioventù
è il settore sociale che rappresenta le riserve e la volontà di cambiamento. E nel caso della gioventù urbana
brasiliana, è senza nessuna alternativa. E nessuno sta facendo lavoro politico, coscientizzando,
organizzando. I pochi movimenti sono localistici, anche se importanti, e ancora insufficienti. E c'è un
enorme potenziale, una grandissima necessità che ci dedichiamo a questo. Un solo dato, ci sono tre milioni di
giovani che hanno terminato il secondo grado nel 2005 e hanno fatto l'esame ENEM alla fine dell'anno. Di
questi, un milione ha avuto il voto minimo per accedere alla borsa del Pro-Uni. Tra di loro, il governo ha
selezionato i primi centomila. Bene, restano 2 milioni e 900 mila giovani senza prospettive, senza
università, senza lavoro. Senza futuro. E nel 2006 arriveranno altri tre milioni...
C'è un altro aspetto che è di stimolo alle lotte di massa. Si è creata una certa dicotomia nei partiti di
sinistra: si partecipa alle campagne elettorali o si lotta nel proprio sindacato, come se ci fosse questa
divisione....No, una cosa è complementare all'altra. Probabilmente il peggior errore dei partiti è
priorizzare la via istituzionale. Il problema non è la via istituzionale, la via istituzionale fa parte della
vita delle persone, noi discutiamo sempre, partecipiamo sempre. Il problema è aver abbandonato l'altro
aspetto, la lotta di massa. Perchè sono le lotte di massa che accumulano forza, che educano le masse; i
militanti e i quadri sono educati nella formazione politica, ma le masse sono educate nella lotta. E quando
non si dà importanza alla lotta di massa, si abbandona anche l'idea che il popolo è e deve essere il
principale attore politico per il cambiamento. Le elezioni non hanno trasformato il popolo in un agente del
cambiamento. Nelle elezioni il popolo è un mero attore passivo che va all'urna a deporre il suo voto e poi
non ha nessun controllo, tanto che non si ricorda nemmeno per chi ha votato, a chi ha dato questo potere di
rappresentanza.
E dobbiamo fare una discussione nella nostra sinistra sociale e nei movimenti per modificare questo, il che
si collega con quello di cui ho parlato prima, della crisi ideologica, della necessità di recuperare i valori
della pratica politica come parte del progetto storico, perchè se no quando si cambierà la pratica politica,
dopo essere arrivati al potere? Sarai solidale, sarai compagno, ti indignerai per le ingiustizie, solo quando
sarai là? No, questi valori, che fanno parte del nostro progetto storico devono far parte della nostra
quotidianità, della nostra lotta politica. Tutto questo è stato abbandonato. Vedi come le persone non
reagiscono più alle ingiustizie che vengono fuori tutti i giorni davanti a noi, per le strade? A Rio de
Janeiro i poliziotti militari hanno ucciso 27 persone in un sabato pomeriggio e non reagisce nessuno. Cosa
sta succedendo ad Haiti? Nessuno reagisce. E cosa sta succedendo in Medio Oriente? Nessuno reagisce. Questo
fa parte della crisi ideologica di valori delle persone; non si identificano più con le cause della giustizia
sociale. Quindi, questi elementi fanno parte di questo "che fare" pemanente, ma che è fondamentale
perchè ci sia una ripresa del movimento delle masse.
C'è un altro aspetto che potremmo chiamare quello del "piantare insalata" che è l'aspetto della
lotta quotidiana. Ci sono molte persone pessimiste: "no, così come sta andando la politica, la
situazione va avanti così per 20 anni", "se i tucani tornano, resteranno per altri 15 anni".
Penso che tutto questo fa parte del clima di scoraggiamento, non c'è nessuna base scientifica. Quello che
abbiamo discusso nei movimenti è che il neoliberismo non ha risolto i problemi fondamentali della società
brasiliana, al contrario, la disuguaglianza, le ingiustizie sono sempre più visibili, al punto in cui in
alcune città stiamo vivendo scene di barbarie sociali, il che è degradante. Ma in Brasile ci sono 120/150
milioni di persone che non hanno chiaro in che direzione si deve andare e non vedono risposte alle loro
necessità fondamentali. Si tratta di una massa enorme che, una volta o l'altra produrrà una rottura. E dico
questo non perchè idealizzi la situazione, perchè vogliamo che queste masse si sollevino, ma perchè,
analizzando la storia del Brasile e analizzando la storia della lotta di classe nel mondo, ci sono momenti
nella vita dei popoli in cui ci sono delle rotture, in cui le masse si muovono, quando si pensava che esse
erano già sconfitte per un lungo periodo. Il Brasile è una società gigantesca, ci sono più di 100 milioni di
poveri. Quando questi 100 milioni si muoveranno in qualche direzione, sarà uno tsunami della politica. E
questa la nostra speranza e allora ci sarà la ripresa.
Juarez Guimarães -
Nella tua risposta ci sono due elementi sui quali mi piacerebbe riflettere con te. Il
primo è l'idea che il processo di cambiamento in Brasile, della rivoluzione brasiliana, è un processo di
lunga maturazione. In certo modo questo traduce l'apporto che viene al pensiero tuo e del MST da certe
tradizioni di studiosi del Brasile che hanno pensato questi tempi di cambiamenti in periodi lunghi, come Caio
Prado Jr., Florestan Fernandes, Celso Furtado etc. Torneremo a questo tema nella seconda parte
dell'intervista, analizzando l'accumulazione realizzata dal MST nella lotta per la Riforma Agraria. Ma hai
toccato un altro elemento-chiave, la combinazione della lotta delle masse e della lotta istituzionale,
respingendo il fatto che queste due ipotesi siano alternative, che si escludano vicendevolmente.
Ma hai utilizzato varie volte l'espressione "dobbiamo tornare a fare, dobbiamo riprendere queste
pratiche che abbiamo abbandonato". Questo non sarà insufficiente di fronte ad una situzione inedita,
cioè stiamo governando il Brasile, questa è la grande novità storica, stiamo al centro dello Stato
brasiliano. La soluzione di questa impasse non starà nella radicalizzazione della democrazia, in una maggiore
apertura di questo Stato alla partecipazione popolare, nel fare qualche tipo di fusione tra la vita pubblica
dello Stato brasiliano nella politica e la vita del cittadino comune?
João Pedro Stedile- È evidente che c'è un enorme spazio per quella che alcuni chiamano
radicalizzazione della democrazia. Il professor Fábio Comparato, per esempio, ha proposto idee molto
interessanti su come portare all'estremo tutto quel che significa la società repubblicana, nella quale tutti
e tutte abbiano gli stessi diritti e le stesse opportunità. C'è chiaramente un enorme spazio di cui si può
fruire nella sfera istituzionale, perchè viviamo un quadro di estrema diseguaglianza ed esclusione. Lo Stato
brasiliano è uno stato costruito dalle elite, solo per garantire i loro privilegi.
Quindi, tutto quello che possiamo fare per migliorare la partecipazione del popolo alla gestione pubblica è
positivo. Questo aiuta a costruire il processo di cambiamenti strutturali, questo aiuta perchè ci siano
cambiamenti nella società. Ma sto partendo da una valutazione critica del fatto che l'esperienza di questi
quattro anni del governo Lula non ci danno il diritto di cadere nell'illusione che questi passi avanti
istituzionali avverranno per volontà del governo. Ci sarà questa linea più democratizzante del governo se ci
sarà pressione delle basi, sia delle basi di partito, dei movimenti sociali e dalle mobilitazioni di massa..
Juarez Guimarães - L'ispirazione per questo veniva direttamente dalle Ligas Camponesas?
João Pedro Stedile - Non lo so neanche io, perchè la forma di lotta attraverso le occupazioni è sempre
esistita, tanto nella società brasiliana come in altri movimenti contadini, ma in generale, avveniva spesso
più come reazione, o anche in forma spontanea o, più specificamente, come una forma localistica di lotta
contadina. Quello che il MST ha cercato di imparare dal passato è stato di creare una rete, fare in modo che
il movimento organizzasse l'occupazione, facendo di ogni occupazione l'anello di una forza più grande. Questa
è la differenza con le altre occupazioni della storia in genere.
Quindi, siamo frutto di questo processo. Siamo frutto anche di questa concezione della sinistra sociale di
portare i principi organizzativi al movimento di massa, cosa che non c'era nella tradizione del Partito
Comunista ortodosso.
Juarez Guimarães - Spiega un po' meglio questa differenza con la tradizione del Partito Comunista.
João Pedro Stedile - Il Partito Comunista, o la sinistra ortodossa, aveva una visione rigida di come
entrare in relazione con i movimenti di massa, che erano visti come mere cinghie di trasmissione delle
decisioni del partito.
E noi, negli anni 70, in conseguenza di quella stessa crisi ideologica che veniva dal XX° Congresso (del
PCUS), abbiamo incorporato nel movimento l'idea dell'autonomia dal partito, ma inserendo nel movimento
sociale i principi organizzativi che i partiti avevano conservato nel corso della lotta di classe
Quindi, l'idea della formazione dei quadri, di avere i nostri giornali, le nostre scuole, l'idea del nucleo
di base, tutto questo l'abbiamo imparato dalla lotta delle classi in generale, ossia, da quel che portavano
avanti i partiti, inserendo tutto questo nel movimento. Questa è la novità del MST. È per questo che
esistiamo ancora, se no saremmo già finiti alla prima crisi che, a rigore, è avvenuta al tempo del governo
Collor. Il governo Collor voleva farla finita con il MST. E siamo riusciti a sopravvivergli solo perchè è
durato poco e, in secondo luogo, perchè avevamo già una concezione del movimento delle masse che ci
costituiva come una forza sociale.
Quindi, noi, durante gli anni 80, abbiamo accumulato molta esperienza di lotta di massa e molta forza
sociale organizzata in termini di conquistare fazendas, organizzare insediamenti, organizzare la produzione.
Poi, anche negli anni 90, abbiamo sofferto, come tutta la classe lavoratrice, questa sconfitta politca che è
stata l'avvento del neoliberismo.
Il neoliberismo ha colpito in modo decisivo la fattibilità della riforma agraria in Brasile. Il grande
apprendistato che stiamo ora sistematizzando - forse anche il governo Lula ci ha aiutato a fare questo -
consiste nel compredere realmente i limiti che il neoliberismo impone alla riforma agraria. Perchè, in
qualche misura, nei primi anni del MST c'era una certa visione idealista che fosse possibile democratizzare
la proprietà della terra - visto che si tratta di una bandiera di carattere repubblicano non di una bandiera
strettamente socialista - e risolvere il problema fondamentale dei contadini senza terra, indipendentemente
dal modello economico, perchè, a rigore, questo non avrebbe colpito la struttura capitalista. Oggi, stiamo
vedendo che nel neoliberismo - il neoliberismo nelle campagne, nell'agricoltura, è la subordinazione completa
delle forme di organizzazione della produzione agricola alle transnazionali e al capitale finanziario -
diventa assolutamente impossibile organizzare la produzione contadina. E forse questa è una delle divergenze
o differenze ideologiche che abbiamo con settori del governo che pensano che sia possibile la convivenza tra
il modo di produzione contadino e l'agrobusiness, che è la sintesi del neoliberismo nelle campagne. Quindi, i
nostri nemici erano prima il latifondo arretrato, patrimonialista, che manteneva la terra come potere
economico e politico. Dagli anni 1990, perchè la riforma agraria avanzasse, abbiamo dovuto scontrarci con un
potere molto maggiore, il potere dell'agrobusiness, delle transnazionali, del capitale internazionale e i
suoi alleati interni, come gli stessi media...
Juarez Guimarães -
In certo modo, questa fusione tra la lotta dei poveri delle campagne e il sentimento
anticapitalista è una costruzione della CPT (Commissione Pastorale della Terra), nel senso che la Teologia
della Liberazione ha formulato, ha radicalizzato l'idea della funzione sociale della proprietà,
contrapponendo la terra del lavoro e la terra degli affari, come appare d'altra parte, in un documento del
1980 della CNBB (Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile). Il MST eredita questa prospettiva rinnovando
la legittimità della riforma agraria, non più come hai detto, rispetto al latifondo arretrato, ma
all'agrobusiness, che esaspera queste dimensioni dello sfruttamento in contrasto con la funzione sociale
della terra. La differenza della cultura del MST, a partire da un certo momento, in relazione
all'accumulazione della CPT, è un investimento che avete fatto, in quanto movimento, nel cercare
nell'intelligenza brasiliana elementi, analisi, proiezioni per formulare una alternativa di sviluppo - da qui
il dialogo che il programma del MST ha instaurato con le analisi di Caio Prado Jr., Florestan Fernandes,
Celso Furtado? Ci potresti parlare di come va questo dialogo?
João Pedro Stedile - Questa questione coinvolge vari elementi, ai quali voglio fare riferimento, anche se
in modo superficiale, ma penso che per i lettori possa essere utile. Prima di tutto è vero che la CPT - e più
che la CPT, la Teologia della Liberazione - è stata rivoluzionaria in Brasile, perchè è andata oltre la
visione repubblicana che la terra deve essere per tutti. Ha incorporato nella nostra dottrina l'idea che la
terra è un bene della natura, un dono di Dio e che, quindi, non si tratta soltanto di democratizzarne
l'accesso in favore dei contadini, ma si tratta di un bene sociale. Quindi, questa elaborazione ideologica è
avanzata, ma nè la chiesa, nè la Teologia della Liberazione e neanche la CPT che erano gli operatori più
pratici avevano una base scientifica di analisi su come si organizza la produzione in questa terra. E questo
è stato il limite, la sfida di fronte alla quale ci siamo trovati, allora, dopo aver conquistato la terra. La
CPT dava il combustibile ideologico di sicurezza: "Avete diritto a lottare per la terra" perchè sia
dal punto di vista repubblicano che dal punto di vista dottrinario della bibbia, la terra è per tutti. Ora,
dopo che si ha la terra, le contraddizioni della lotta di classe continuano e lì non c'era un'accumulazione
politico-ideologica che ci aiutasse ad affrontare quel che significa produrre per tutti, produrre per chi,
produrre come? Quindi dalla metà degli anni 90 ad oggi stiamo tentando di risolvere questo problema. È
stato a questo punto che abbiamo scoperto che non bastava avere la terra, bisognava avere un progetto di
organizzazione degli insediamenti e che è insufficiente avere un progetto di produzione in un insediamento
come se si trattasse di un'isola. Siamo arrivati a costruire alcune isole di efficienza economica, alcuni
territori liberi, che rappresentano ottime condizioni di vita per chi abita lì, ma che non rappresentano il
cambiamento nella società nel suo complesso. È stato a partire da qui che abbiamo dovuto darci da fare
con più pazienza per cercare di capire quale fosse la natura della riforma agraria di cui abbiamo bisogno per
la società brasiliana e che non era solo dividere la terra. Il capitalismo, che nel secolo XIX ha avuto
bisogno della riforma agraria - tanto che essa fu una bandiera capitalista - per stimolare il mercato
interno, ora, nella sua tappa monopolistica e imperialista, non entra più in gara con noi per la proprietà
della terra, cerca di ottenere il controllo della produzione e della commercializzazione. Quindi, questo
esige una maggiore elaborazione. Allo stesso tempo, la nostra lettura dottrinaria era insuffuciente - siamo
socialisti, abbiamo la certezza che la società socialista sarà una tappa superiore in cui le persone saranno
più uguali, in cui ci sarà più giustizia. Ma ora abbiamo un problema, siamo nel capitalismo neoliberista. Per
arrivare a questa società socialista che sognamo e che, nella nostra lettura, è frutto di un lungo periodo
storico di trasformazione delle strutture, c'è un lungo cammino.
Quindi, abbiamo dovuto cercare un elaborazione teorica che ci aiutasse a comprendere questo. Ed è stato
allora che ci siamo alimentati non solo delle opere classiche di Marx e di coloro che hanno cercato di
analizzare il capitalismo dopo Marx, e siamo fuggiti dal riduzionismo del "marxismo-leninismo"; la
nostra visione è che tutti i pensatori contribuiscono ad una elaborazione permanente della scienza e della
reinterpretazione della realtà. Per noi tutti i teorici sono importanti, non ci interessa qual è la loro
corrente ideologica, ma se ci possono insegnare qualcosa per interpretare e trasformare la realtà: in questo
caso ne approfittiamo. E rispetto al Brasile cerchiamo di recuperare quei pensatori che hanno portato avanti
un impegno chiaro con il popolo brasiliano e che hanno cercato di analizzare la realtà brasiliana, come Caio
Prado Jr.,Celso Furtado, soprattutto dal punto di vista economico, Florestan Fernandes, rispetto alla lotta
di classe, Milton Santos, Darcy Ribeiro, Josué de Castro, etc. Rui Mauro Marini, che ci ha aiutato a capire
la Teoria della Dipendenza. Infine abbiamo cercato di recuperare questi pensatori brasiliani per farci
aiutare a capire qual era il legame che la riforma agraria avrebbe avuto con questo processo di cambiamento.
E siamo arrivati alla seguente sintesi, che ancora è in via di costruzione: chiaramente non c'è più spazio in
Brasile per una riforma agraria di tipo classico, capitalista, la borghesia non ha bisogno di distribuire la
terra e, allo stesso tempo, non possiamo sognare una riforma agraria socialista, la famosa tesi di Lenin di
nazionalizzare la proprietà della terra, anche questo non risolve il problema. Dobbiamo costruire un progetto
di riforma agraria che sia unito ad un progetto popolare di sviluppo nazionale. In questa costruzione ci
siamo resi conto che la riforma agraria, anche realizzata all'interno dei limiti del capitalismo è
impossibile se non cambiamo il modello economico attuale con un modello che distribuisca reddito, che metta
al primo posto il mercato interno, ossia che affronti l'imperialismo. La riforma agraria in Brasile non è
realizzabile se non farà parte di un progetto antineoliberista o antimperialista.
Juarez Guimarães - Ma la stessa riforma agraria, così concepita, fa parte di questo cambiamento di
modello.
João Pedro Stedile - Fa parte di questo cambiamento di modello. C'è una relazione dialettica qui.
È per questo che a volte abbiamo divergenze con settori del governo Lula, che pensano che sia
possibile conservare l'agrobusiness, che è espressione del neoliberismo e dell'imperialismo - che organizza
la nostra produzione solo per esportare, per guadagnare dollari, soldi. E noi diciamo no, non siamo
preoccupati per le dimensioni della proprietà, ma dobbiamo organizzare la nostra agricoltura per risolvere,
prima di tutto, i problemi del popolo brasiliano e non quelli del proprietario della terra.
Juarez Guimarães - In questo senso, sei probabilmente d'accordo con l'idea che l'ultimo programma agrario
presentato dal PT come programma di governo - il Programma Vita dignitosa nelle Campagne - è quasi una
specie di piattaforma minima di azioni governative all'interno di un contesto di possibilità nella attuale
situazione di correlazione di forze. È diverso, quindi, da questo programma storico sul quale state
lavorando che significa ripensare al modello agrario in Brasile e riorganizzarlo su nuove basi. C'è stata una
certa deradicalizzazione del programma agrario del PT, dal 1989, forse come espressione della difficoltà di
trovare i punti di appoggio di questa relazione tra il nuovo modello di sviluppo e la riforma agraria. E
forse questa assenza si sta, oggi, esprimendo nell'insieme del governo Lula, nel modo in cui questo si
comporta nel suo insieme su questa questione - non parlo solo del Ministero dello Sviluppo Agrario, ma del
Ministero dell'Agricoltura, che ha una forte influenza nella dinamica del governo e che rappresenta
direttamente gli interessi dell'agrobusiness. In questo senso, quali sarebbero le questioni fondamentali,
programmatiche, della riforma agraria, che voi considerate fondamentali, per far avanzare l'azione di un
possibile secondo mandato di Lula? Quali sarebbero le questioni fondamentali,dal punto di vista dei
movimenti?
João Pedro Stedile - Prima, di nuovo un commento generale. Eravamo contenti del programma Vita
Dignitosa nelle Campagne, perchè la nostra lettura era questa: il governo Lula non sarà un governo
socialista, ma sarà un governo che può ricostruire un progetto nazional-sviluppista. In questo senso era un
passo indietro rispetto al progetto democratico-popolare del 1989, ma era un passo avanti in relazione al
neoliberismo. Quindi, se facciamo una alleanza con il nostro settore industriale produttivo e sviluppiamo il
mercato interno e distribuiamo reddito - per questo c'era l'alleanza con José Alencar - il programma Vita
DIgnitosa nelle Campagne era il miglior programma che c'era perchè si collegava con questa visione: il
progetto di sviluppo nazionale. È un po' più arretrato del programma che avevamo discusso nel 1989, ma
è avanzato per il neoliberismo. Quale cambiamento c'è stato? È che "Vita DIgnitosa nelle
Campagne" è stato rinviato alle calende greche, messo in un cassetto, nessuno se ne occupa più.
Abbiamo anche fatto una provocazione ad un certo punto: abbiamo pubblicato punti di quel programma, relativi
ai transgenici, in un manifesto, con la firma del ministro Palocci, per vedere se si ricordavano quel che
avevano firmato. E quando il governo ha pubblicato il Piano Nazionale di Riforma Agraria nel 2003,lì si è
stata una sconfitta, un arretramento rispetto a "Vita DIgnitosa nelle Campagne". Non c'è
niente che vincoli il Piano Nazionale di Riforma Agraria a Vita DIgnitosa nelle Campagne. Il Piano
Nazionale di Riforma Agraria, nella concezione del palazzo, secondo la nostra lettura, è un elenco di misure
compensatorie per tranquillizzare i poveri delle campagne con i quali il governo ha assunto impegni
elettorali. E questa visione di palazzo ha abbandonato quel che stava in Vita DIgnitosa nelle
Campagne. Perchè? Perchè non vogliono ammettere il presupposto che una riforma agraria diventa possibile
in Brasile solo se cambia la politica economica, ossia, se invece di mantenere le direttrici neoliberiste
attuali, del superavit primario, delle tasse di interesse, della politica dei cambi, della priorità alle
esportazioni e del pagamento prioritario degli interessi dei debiti interno e estero, queste priorità saranno
cambiate e la politica economica tornerà ad altre priorità che erano presenti nel progetto nazionale:
distribuire reddito, sviluppare il mercato interno e generare lavoro. Allora la riforma agraria ci sta. In
questa questione appare di nuovo quella mescolanza tra la nostra volontà e quel che sarà possibile nella
correlazione di forze. Ma se non c'è volontà, se non c'è un progetto, non si costruisce forza per
cambiare.
Juarez Guimarães - Dici che una piena realizzazione del programma Vita DIgnitosa nelle Campagne
richiederebbe un altro modello economico, ma non troviamo in questo programma un'idea delle direttrici di
quale doveva essere la politica del governo Lula in relazione all'agrobusiness, di questo lì non si parla. Il
punto della riforma agraria è appena uno dei sottopunti della politica agraria. La riforma agraria, in questo
programma, non è il tema organizzatore di un insieme di proposizioni, è un punto fra gli altri. È da
questo punto di vista che io avevo definito Vita DIgnitosa nelle Campagne come una specie di programma
minimo, all'interno dello status quo.
João Pedro Stedile - Hai ragione, Vita Dignitosa nelle Campagne, non è un programma di partito,
per questo manca un'analisi di classe, è un programma elettorale, di governo. Quindi, elettoralmente, chi lo
ha elaborato non ha avuto coraggio, diciamo così, di dare un nome ai nemici che sarebbero stati danneggiati
da una possibile politica popolare per le campagne.
Juarez Guimarães -
O, forse, esiste dentro il PT e dentro lo stesso governo una certa idea che l'agrobusiness
abbia risolto, sul piano capitalista, il vecchio problema delle forze produttive nelle campagne. Quindi,
sarebbe un elemento da considerare integrato in un piano di crescita e stabilità e non più un avversario. La
questione che voglio riproporre a partire da questo è se - d'accordo con l'idea che l'esecuzione piena del
programma Vita Dignitosa nelle Campagne dovrebbe esigere almeno una eterodossia nel comportamento
macroeconomico - non sia possibile identificare, a fianco di questi limiti, qualche passo avanti
significativo nella gestione del governo Lula sulla questione agraria, rispetto ai governi anteriori. Per
esempio, la decriminalizzazione e il dialogo con i movimenti sociali, il finanziamento all'agricoltura
familiare - che è praticamente triplicato in questi quattro anni - l'appoggio con assistenza tecnica e sanità
per gli insediamenti, una certa dinamizzazione del programma di insediamento, anche se c'è una polemica sugli
indici, sulla forma di misurare questi indici. In relazione ai governi passati c'è una certa dinamizzazione,
c'è una certa ricostruzione dell'INCRA, uno sforzo per evitare che si trasformasse in una ferro vecchio dello
Stato, come è già successo. Quindi, non sarebbe possibile identificare qualche passo avanti, qualche
differenza, limitati da questo contesto, dal fatto che il governo Lula, per esempio, ancora non ha assunto un
decisione per rinnovare l'indice di produttività che lo porterebbe a scontrarsi proprio con queste forze
dell'agrobusiness? Avete detto molto correttamente che questa misura è estremamente necessaria per rendere
possibile la riforma agraria negli stati del Sud, Sudest e del Centro Ovest del paese,che concentrano le
forze dell'agrobusiness.
João Pedro Stedile - Penso ci siano varie aspetti che dobbiamo analizzare per poter comprendere quel
che sta succedendo. Primo, ribadisco quel che ho cercato di spiegare e tu mi hai poi aiutato a completare: è
impossibile che abbiamo reali cambiamenti della struttura del potere e della produzione agraria in questo
paese senza cambiare il modello economico. È un'illusione quel che pensano settori del governo, cioè
di basare lo sviluppo della nostra agricoltura sull'agrobusiness. L'agrobusiness è la nuova veste della
vecchia piantagione del colonialismo, non porta nessun beneficio alla società brasiliana, al contrario, le
statistiche lo stanno mostrando con chiarezza: depredazione dell'ambiente, concentrazione della proprietà
della terra, lavoro schiavo; i salari più bassi della società brasiliana sono quelli pagati nelle campagne,
alti indici di agrotossici che influiscono sulla qualità degli alimenti e, anche quando produce per
l'esportazione, se il governo non trasferisce il plusvalore in crediti rurali sussidiati, l'agrobusiness non
va. E tutti stanno tranquilli. E a tutto questo si aggiunge anche la Legge Kandir che un grande programma di
sussidi alle esportazioni...
Juarez Guimarães - Spiega meglio cos'è la Legge Kandir.
João Pedro Stedile - É una legge proposta da Antonio Kandir all'epoca in cui era ministro di Fernando
Henrique, e che l'attuale governo non ha avuto il coraggio di revocare, che esenta tutte le esportazioni di
materie prime dalla ICMS. Quindi, in media, queste esportazioni hanno un sussidio del 17% perchè non pagano
l'ICMS per esportare soia, carne eccc.. Si tratta di un trasferimento di plusvalore sociale ai fazendeiros e
agli esportatori. Questo è un aspetto, non si può analizzare se ci sono stati progressi o no solo attraverso
misure specifiche, dobbiamo analizzare come le classi hanno avuto progressi o meno. Il secondo aspetto è che
non si può analizzare il governo Lula, per quanto riguarda la politica agraria, guardando solo al Ministero
dello Sviluppo Agrario (MDA). È un governo contraddittorio e le politiche per le campagne sono fatte,
in primo luogo, attraverso la politica economica e dal Ministero dell'Agricoltura. Quindi (...) ritengo che
sia cadere in un'imboscata della destra se, tra noi, discutiamo se il MDA ha aiutato o no i contadini.
È proprio il compito del MDA quello di aiutare i contadini. Il problema è che il MDA non è il governo
Lula, il governo Lula è formato dalla politica economica, dal Ministero dell'Agricoltura e dal MDA e, lo
sappiamo bene, la destra dice anche questo, che il MDA, l'INCRA e certi settori del Ministero dell'Ambiente
sono nostri alleati di classe. Ma questi soggetti non hanno la capacità politica di indirizzare la politica
come un tutto.
Ora, è mio obbligo, come militante del PT e dirigente del MST, dire, in relazione ai tre anni e mezzo del
governo Lula sul fatto che ci siano stati passi avanti o indietro rispetto all'agricoltura contadina, che il
bilancio è negativo per i contadini. Non perchè il MDA non abbia fatto quel che doveva, ma perchè la classe
padronale è andata molto più avanti, grazie ad altre politiche portate avanti dal Ministero dell'Agricoltura
e dalla politica economica del governo nel suo complesso. Siamo anche arrivati a fare un censimento delle
varie misure prese dall'insieme del governo e abbiamo verificato che ci sono state 10/12 misure favorevoli a
noi, come quelle che tu hai citato, aumento del volume del PRONAF, aumento di risorse per l'assistenza
tecnica; e contrapponendosi a queste una trentina di misure che il governo ha preso che hanno beneficiato i
latifondisti e l'agrobusiness. Di modo che, anche dal punto di vista statistico, del numero di iniziative che
ha preso il governo, il bilancio è negativo, il bilancio di quel che ha fatto l'insieme del governo per
l'agricoltura contadina, nella nostra valutazione, è negativo. E questa è la difficoltà reale che stiamo
affrontando ora.
Juarez Guimarães - Invece di avere, quindi, come nei governi precedenti, una politica dello Stato
contro la classe contadina nel suo insieme, abbiamo un governo che agisce in modo contraddittorio nelle
campagne con politiche forti perchè legate alla stessa logica della gestione macroeconomica, che finiscono
per delimitare un certo spazio e limitano lo spazio storico dei possibili progressi a causa di un'azione
limitata al MDA. È questo quello che pensi?
João Pedro Stedile - Cerco di spiegare meglio. Non si può comparare il governo di Lula con quello di
Cardoso. Il governo Cardoso è il governo dell'alta borghesia brasiliana subordinata al capitale
internazionale; si tratta di nostri nemici che, per otto anni, hanno massacrato il movimento contadino.
Quindi, certamente il governo Lula è un passa avanti in relazione al governo Cardoso e noi dobbiamo sfuggire
da questa trappola, che può essere utile dal punto di vista elettorale, del marketing, di fare paragoni. Quel
che dobbiamo analizzare è il governo Lula: dove siamo andati avanti, dove siamo stati sconfitti. Ci sono
stati progressi, ma anche molte sconfitte, a causa di questa composizione degli interessi di classe dei
latifondisti presente nel governo e per la natura della stato brasiliano.
Juarez Guimarães - Ancora due domande rispetto al MST. Ho avuto occasione di partecipare, alcuni
anni fa, a una polemica con il sociologo Zander Navarro, che si ostinava a fare un'analisi del MST come un
partito leninista formato nel centralismo democratico e nocivo per la democrazia brasiliana. In quell'epoca,
ribattei dicendo che il MST era un soggetto difficile da analizzare per un sociologo perchè presentava molte
innovazioni e costituiva una ambiguità virtuosa tra il movimento sociale, certi elementi di partito -
politico nella misura in cui sfuggiva al corporativismo andando al di là della sua base sociale e anche nella
misura in cui costruiva una propria istituzionalità attraverso cooperativa, vari enti educativi ecc, in un
certo modo costituiva quindi una dimensione istituzionale. Quindi metteva insieme queste tre dimensioni
contemporaneamente. Infine, cos'è il MST oggi?
João Pedro Stedile - Prima di tutto, voglio approfittare dell'occasione per fare una critica pubblica,
che abbiamo già fatto in privato. Zander Navarro ha tutto il diritto di dare le sue opinioni a chi vuole,
qui, alla Banca Mondiale, all'Università di Cambridge, dove sta adesso; fa parte della democrazia. Ma non ha
nessuna autorità morale per essere considerato uno specialista del MST. Sono almeno dieci anni che tutto
quello che Navarro sa del MST è solo ciò che legge nei giornali, ossia (...) quel che la classe dominante
scrive su di noi. Pertanto, dal nostro punto di vista, non ha una base scientifica per analizzare le nostre
azioni. Immagino che la critica fondamentale che Navarro faceva - e lui ha tutto il diritto di farla perchè
questo dipende dalla visione ideologica di ciascuno - è che in realtà il MST come movimento sociale, anche se
ha più di vent'anni, ha innovato dal punto di vista della storia dei movimento sociali perchè noi, allo
stesso tempo, abbiamo incorporato come fonte della nostra stessa esistenza, varie correnti. Non siamo frutto
di una sola corrente, siamo frutto del lavoro della chiesa, del sindacato, delle organizzazioni di sinistra,
siamo frutto di tutto questo, in un processo di ripresa del movimento di massa che c'è stato nella nostra
società. Ma, allo stesso tempo, come ho cercato di spiegare prima, quando ci siamo costituiti in forma
autonoma in relazione ai partiti, abbiamo incluso nel MST principi organizzativi che la classe lavoratrice
aveva sviluppato lungo tutta la sua lotta contro il capitalismo e consideriamo questi principi - e per questo
li chiamiamo principi - come necessari per qualsiasi tipo di organizzazione della classe lavoratrice,
indipendentemente dal fatto che sia sindacato, partito, movimento sociale, associazione di quartiere.
Che tipo di principi sono? L'idea della direzione collegiale, di non avere presidente, segretario, tesoriere,
anche se le divisioni di funzioni esistono; l'idea della direzione collettiva, della formazione dei quadri,
di garantire unità e disciplina (non una disciplina gerarchica o militare, ma la disciplina della democrazia
- se la maggioranza decide, bisogna che ci sia unità intorno a questa decisione), l'idea del lavoro di base,
della lotta delle masse, l'idea dell'inserimento dei militanti e dirigenti in tutto questo lavoro.
Chiaramente Navarro identificava in tutto questo, come hai detto tu, eredità leniniste. Non si tratta di
questo, si tratta del frutto di una esperienza storica di 250 anni della classe lavoratrice contro il
capitalismo e, nella nostra esperieza di questi vent'anni sono principi che si sono dimostrati necessari.
Allo stesso tempo, altri sociologi ci criticano perchè recuperiamo la cultura, la mistica, esperienze che
abbiamo accumulato attraverso la chiesa e la stessa cultura del mostro popolo. Cerchiamo in tutte le attività
del MST di incorporare questa visione pedagogica, d coltivare il nostro progetto attraverso attività
culturali, attività di svago, attraverso i simboli. Cosa sono i simboli? Non sono quelli di una setta
dogmatica, non si tratta di fanatismo, la simbologia fa parte della psicologia sociale, non è parte della
lotta pollitica. La simbologia è una sintesi del nostro progetto che si vuole proporre al collettivo. SI fa
questo nel gioco del calcio, in tutte le occasioni in cui sono coinvolte le masse si fa uso di simboli perchè
essi riassumono, sintetizzano e riuniscono intorno al progetto, all'obiettivo collettivo: bandiera, inno,
canti, allegorie, marce, parole d'ordine, tutto questo lo chiamiamo mistica.
Pensiamo che sia importante che i movimenti sociali coltivino questa mistica. Che vuol dire coltivare la
mistica? Coltivare il progetto. Ora se non si ha un progetto, evidentemente non si sa come usare la cultura,
l'arte, la simbologia per coltivare un progetto che non esiste. Allora diciamo che manca la mistica. Manca la
possiiblità di coltivare il mistero di un progetto che non esiste.
Juarez Guimarães - La mia secondo domanda è proprio su questo, sulla capacità che avete dimostrato
di conservare una cultura socialista all'interno di questa vasta crisi del socialismo che viviamo. Cioè
proprio utilizzando questa simbologia che voi chiamate mistica e che nella tradizione della CPT è la
spiritualità e forse il punto più interessante è coltivare questo non in una forma settaria, estranea alla
cultura dei brasiliani, ma di cercare una fusione con questa cultura popolare brasiliana. Mi fermerei qui e
passiamo poi alla terza parte.
Juarez Guimarães - Hai già commentato in altre occasioni la candidatura di Garotinho, definendola
come nazional-sviluppista. In un certo modo, l'esperienza dei governi Garotinho e Rosinha a Rio non si
conformano a questa definizione. È per la partecipazione di Carlos Lessa tra i formulatori del
programma che ti ha portato a quella definizione? In che misura questa definizione è sostenibile di fornte
alla pratica, alla storia di Garotinho, al modo in cui fa politica? Non c'è una certa artificiosità nella
presenza di Lessa, lui si che rappresenta tutta una tradizione di pensiero nazional-sviluppista?
João Pedro Stedile - In Brasile è molto complicato fare un'analisi di partito, perchè non c'è una
tradizione di organizzazione politica intorno ai partiti. Ancor più dei settori deideologizzati della classe
media e della classe dominante. Ho letto una interpretazione e sono d'accordo che la classe dominante
partecipa alla disputa politica e ideologica non attraverso un partito ma attraverso i mezzi di
comunicazione, cercando di ottenere l'egemonia nella società con il monopolio dei giornali, delle riviste e
della televizione e il partito lo usa solo al momento del voto. Quindi, in un certo modo, anche i candidati
non rappresentano necessariamente programmi ideologici, impegni dottrinari, a volte non rappresentano neanche
il partito al quale sono iscritti. Mi pare che sia il caso di Garotinho, visto che ha cambiato tante volte
partito che non si sente impegnato con nessuno. Ma sono convinto che la candidatura del PMDB, se manterranno
una candidatura, indipendentemente da chi sia il candidato, aggregherà voti antineoliberisti; le persone che
voteranno per una candidatura del PMDB votano perchè sono contro il neoliberismo e non sono soddisfatti di
Lula o non si identificano in Lula. Quindi è un voto che può accumulare forze per aiutare a spingere al
cambiamento in politica economica nel secondo mandato. Così come la candidatura Heloisa Helena. Lei raccoglie
varie correnti di sinistra,chi voterà per lei darà un voto antineoliberista.
Speriamo che un eventuale secondo mandato di Lula veda un riadeguamento delle forze politiche che lo
sotengono verso sinistra. E qui vorrei manifestare una opinione molto personale che può dispiacere a qualcuno
trattandosi di una pubblicazione del PT, ma spero che Garotinho prenda molti voti e altrettanto faccia
Heloisa Helena, in modo che nel secondo turno il governo Lula, invece di fare un'alleanza con le forze di
destra, con partiti e forze conservatrici, o perfino con certi settori tucani, come ha già fatto, faccia ora
una alleanza prioritaria con settori nazional-sviluppisti e con la sinistra. Perché?
Senza giudicare la natura dei candidati - Garotinho o Heloisa Helena - ma ovviamente i voti per questi due
candidati saranno voti che vogliono cambiamenti in senso antineoliberista. Quindi, dobbiamo creare un livello
di alleanze e di forze intorno al secondo mandato di Lula che generi forza sufficiente per un progetto
economico anti-neoliberista e anti-imperialista.
Solo in un progetto di questo tipo diventa possibile un diverso programma di riforma agraria.
Juarez Guimarães - Come definisci il progetto del PSOL?
João Pedro Stedile -
Il PSOL è piuttosto una reazione di settori sociali molto specifici, degli impiegati
pubblici e degli studenti insoddisfatti per gli indirizzi assunti dal PT e che tentano di creare uno spazio
elettorale. Ma non riesce ad essere un progetto politico che riunisca ampi settori organizzati del popolo, nè
nella sua forma di partito, nè nella sua piattaforma programmatica. Nelle discussioni e nelle letture su di
loro, loro stessi ammettono che si tratta di una proposta transitoria per fare la disputa elettorale, ora, in
queste elezioni. Quindi nessuno sa quale sarà il futuro del PSOL.
João Pedro Stedile é dirigente do Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem terra (MST) e da Via Campesina - Brasil
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