Situazione e prospettive dell'agricoltura brasiliana
(J.P. Stedile luglio 1998, intervento al convegno 'Para uma educaçao basica do campo')
I - La crisi dell'agricoltura
L'agricoltura brasiliana vive una grave crisi dagli anni 80. Questa crisi deriva da quella più generale dell'economia del paese, che dopo anni di stagnazione, si è aggravata a causa della politica economica realizzata dal governo di Fernando Henrique Cardoso.
Principali elementi che caratterizzano la crisi agricola:
1. Area coltivata.
Dal 1980 al 1996 l'area coltivata è diminuita del 2%. Nel 1996 si coltivavano 8 milioni di ettari in meno, rispetto al 1989. La quantità di area coltivata è un indice importante della situazione dell'agricoltura. Ogni agricoltore cerca di aumentare l'area di coltivazione se coltivare rende.
2. Produzione.
Tra il 1980 e il 1996, la produzione è aumentata del 34%. Poiché l'area coltivata è diminuita, si può concludere che c'è stato un importante aumento di produttività del lavoro. Tuttavia nello stesso periodo la popolazione brasiliana è cresciuta del 45%. Quindi c'è stata una diminuzione della produzione pro capite di prodotti agricoli.
3. Credito rurale.
Negli anni 80, la Banca del Brasile impiegava circa 19 miliardi di dollari all'anno in finanziamenti all'agricoltura. Nei primi tre anni del governo di Cardoso la media del credito rurale è stata di 8 miliardi di dollari, segno evidente della poca considerazione del governo nei confronti di questo settore. La produzione agricola totale del paese è intorno a 80 miliardi all'anno (PIB agricolo). Questo significa che attualmente solo il 10% della produzione agricola riceve un finanziamento. Nei paesi sviluppati il credito rurale arriva a toccare l'80% del valore prodotto.
4. Meccanizzazione dell'agricoltura.
Negli anni 80 le industrie di macchine agricole vendevano in media 37.000 trattori all'anno. Negli ultimi 3 anni la media di vendita dei trattori è diminuita a 17.000 trattori all'anno.
5. Reddito degli agricoltori.
Tra il 1980 e il 1996 il reddito medio degli agricoltori è diminuito del 49%. Ossia, oggi gli agricoltori devono lavorare e produrre il 49% in più per avere lo stesso reddito del 1980. Ma quelli tra i piccoli produttori che coltivano prodotti per la cesta basica (cesta basica: paniere di beni di sussistenza) del mercato interno, hanno avuto nel 1996, una diminuzione di reddito, soltanto del 7.6%. Questa diminuzione del reddito degli agricoltori ( che ha colpito in particolare i piccoli produttori) è conseguenza di una perdita di livello dei prezzi. Infatti, dall'inizio del Piano Real (1994) la media dei prezzi dei mezzi di produzione utilizzati in agricoltura è salita del 52% mentre la media dei prezzi della produzione agricola è cresciuta soltanto del 20%. Quindi c'è stata una perdita di reddito del 32%.
6. Concentrazione della proprietà della terra.
Con la crisi è continuata la concentrazione della proprietà. Tra il 1980 e il 1996, secondo dati del censimento agro-zootecnico dell'IBGE, sono scomparsi circa 1 milione di aziende agricole (si è passati da 5.8 a 4.8 milioni). La maggiore concentrazione si è verificata tra il 1995 e il 1997 quando in soli 3 anni del governo Cardoso, 400.000 piccoli agricoltori hanno perso le loro terre.
7. Occupazione nell'agricoltura.
Il livello di occupazione nel settore agricolo sta diminuendo, soprattutto per quanto riguarda i salariati. Durante il governo di Cardoso 800.000 salariati agricoli hanno perso il lavoro, principalmente nelle coltivazioni di cotone, canna da zucchero, cacao, ecc.
8. Importazioni agricole.
Il Brasile era solito importare, tradizionalmente, circa 1 miliardo di dollari in prodotti per i quali il clima del paese non è particolarmente adatto, come il grano, o, per accordi commerciali con Argentina e Cile, in alcuni tipi di frutta come mele, pere, ecc. Ma, con il governo di Cardoso, il volume delle importazioni è cresciuto del 700%, grazie alla totale apertura del mercato, e negli ultimi anni le importazioni hanno raggiunto i 7.5 miliardi di dollari annuali. Oggi vengono importati innumerevoli prodotti agricoli, con grave danno alla produzione nazionale, come mais, riso, fagioli, miglio, cocco, latte in polvere, burro, formaggio, ecc.
Il Governo appoggia soltanto i grandi fazendeiros
Il Governo ha illuso l'opinione pubblica sostenendo che non esiste più crisi nell'agricoltura brasiliana e presenta come prova l'elevato volume della produzione esportata. Tuttavia, le pressioni dei grandi produttori, anche loro in crisi, sono state molto forti e il governo ha assunto diverse misure palliative per soddisfare le rivendicazioni specifiche dei grandi produttori.
La Legge Kandir.
Il governo ha applicato la legge Kandir che esenta gli esportatori dal pagamento del ICMS. Con questo provvedimento gli esportatori di caffè, soia e arance hanno recuperato il 17% del prezzo e hanno quindi aumentato i loro guadagni. Ma tutto questo è stato pagato dalla popolazione che, con la riduzione delle entrate fiscali, ha visto diminuire le risorse per la salute, l'educazione ecc. Ossia c'è stato un vero e proprio trasferimento di reddito dagli stati verso i grandi produttori, che producono per l'esportazione. In questo modo il governo ha mantenuto alto il livello delle esportazioni e ha soddisfatto i suoi alleati politici, i grandi proprietari.
Sussidi ai Produttori di alcool.
Nel 1998 il governo ha concesso 45 milioni di reais, come sussidio a fondo perduto, ai grandi proprietari di piantagioni di canna da zucchero del Nordest che minacciavano di smettere di produrre l'alcool di canna.
'Proer' delle cooperative.
Il governo ha creato una linea speciale di credito del valore di 2.5 miliardi di reais, per sostenere 300 grandi cooperative di commercializzazione, prevalentemente di cereali, nel Sud del paese, con condizioni speciali in relazione agli interessi e ai tempi di restituzione dei prestiti. Le cooperative erano indebitate, alla soglia del fallimento.
Consolidamento dei debiti dei grandi produttori.
Da più di 5 anni circa 3.000 grandi proprietari dovevano alla Banca del Brasile quote individuali superiori a 20.000 reais. Il debito totale del credito rurale di questi grandi scrocconi superava i 4.5 miliardi di reais. Alla fine il governo ha deciso che la Banca rinegoziasse il debito, esigendo il pagamento soltanto del 10% della cifra dovuta. Tale cifra può essere restituita in 20 anni, con interessi del 9% all'anno.
II - Il Progetto delle élites per l'agricoltura
Durante la nostra storia, le elites hanno sperimentato due grandi modelli economici di organizzazione della produzione:
1 - il modello agro-esportatore (1500-1930)
Il modello prevedeva di produrre in Brasile solo prodotti agricoli, non per soddisfare i bisogni della popolazione, ma per l'esportazione. Le terre migliori venivano destinate alla canna, al cacao, al caffè ( oggi alla soia, alle arance ecc. ).
In questo periodo (in particolare nel 1907) il Brasile è arrivato ad esportare il 68% di tutto quello che si produceva nel paese. Ed era invece praticamente proibito installare fabbriche di beni di consumo, tutto era importato dall'Europa e dagli Stati Uniti. Questo modello era basato sul supersfruttamento del lavoro agricolo, soprattutto sul lavoro schiavo di negri e indios. E se ne giovava una ristrettissima oligarchia rurale schiavista che per 400 anni ha avuto un potere assoluto economico, politico e culturale.
Quel tipo di modello ha inciso anche sugli altri settori della società, come quello educativo. La manodopera era schiava, non aveva bisogno di apprendere. Nel periodo della colonia non ci sono state scuole pubbliche in Brasile, solo scuole private cattoliche.
2 - il modello dell'industrializzazione (dal 1930 agli anni 80)
A partire dalla cosiddetta rivoluzione del 1930, la società si è andata organizzando intorno alla produzione industriale. Nuove élites industriali hanno 'detronizzato' le oligarchie rurali. In una prima fase le industrie locali sostituirono l'importazione di prodotti non durevoli. A partire dalla seconda guerra mondiale, furono installate, in Brasile, industrie di base (siderurgiche, idroelettriche, petrolifere ecc). Dalla seconda metà degli anni '50 nacquero industrie di beni di consumo durevoli (automobili, televisori, frigoriferi ecc.) Durante questi 50 anni il Brasile si è profondamente trasformato. Si è industrializzato, si è urbanizzato, si è unificato territorialmente e culturalmente. Ma questo modello ha portato con sé due contraddizioni fondamentali: a) l'elevata concentrazione del reddito ha finito per restringere il mercato. Il Brasile è il paese in cui c'è la maggior concentrazione di ricchezza al mondo, il più diseguale socialmente; b) la dipendenza dal capitale straniero.
Tra gli anni 80 e il '94 abbiamo assistito alla crisi di questo modello.
3 - Il modello della ' Subordinazione dell'economia nazionale agli interessi del capitale finanziario internazionale e l'apertura del mercato alle imprese multinazionali (in costruzione dal 1994 in poi)
Tutte le élites si sono accordate su questo modello e per questo il governo, che lo sostiene, è forte.
Viene presentato come l'unica via di uscita dalla crisi, l'unico modo per tornare a crescere, accumulare capitale, avere accesso alle moderne tecnologie. Non si tratta di subordinazione al capitale internazionale industriale (le industrie sono venute in passato per sfruttare la manodopera a basso costo) Oggi, nei paesi ricchi, c'è la terza rivoluzione tecnologica, che ha moltiplicato la produttività del lavoro. Ora noi, paesi del sud, serviamo solo come mercato. La borghesia brasiliana, infatti compra: telefonini, profumi francesi ecc.
Invece di aumentare la produzione qui, si comprano prodotti che arrivano dall'estero. Per illudere il popolo si utilizza un tasso di cambio irreale che rende i prodotti esterni a buon mercato (così il burro che viene dall'Argentina costa meno del burro del Minas Gerais). Se il dollaro valesse due reais, come sarebbe giusto, converrebbe comprare il burro del Minas.
I grandi capitalisti non vogliono più venire qui a costruire fabbriche, ma a far fruttare i loro capitali, comprando azioni ecc. E il governo brasiliano favorisce tutto questo. In Europa e negli Usa il tasso di interesse sul denaro è del 6%. Il governo brasiliano è arrivato a pagare, nell'ottobre del '97 il 43% di interessi. È chiaro che arrivano qui un monte di capitalisti. Nelle casse del governo si sono 70 miliardi di dollari. Il governo investe questo denaro in Europa al 6%. Questa politica costa al governo brasiliano 500 milioni di dollari al mese, 6 miliardi di dollari all'anno.
Costituiscono parti significative del nuovo modello, il congelamento dei salari, la riduzione delle spese per i servizi pubblici e la privatizzazione delle imprese statali.
Perché il governo vuole privatizzare le aziende statali? La Telebras per esempio dà un lucro di 4 miliardi di dollari all'anno, è una gallina dalle uova d'oro. In realtà, alla base delle privatizzazioni, c'è la volontà di offrire possibilità di impiego al capitale finanziario internazionale. Un tempo si diceva per parlare di qualcosa di molto lucrativo Fare un affare in Cina, oggi si deve dire: Fare una affare in Brasile.
Nel progetto del governo l'agricoltura non ha nessuno spazio. Nessun capitale internazionale è interessato a questo settore che è quindi marginalizzato.
Qual è per esempio il progetto delle élites per il nordest? La frutticultura e il turismo. Ma per la prima non ci sono spazi e il secondo offre ai poveri solo posti di cameriere e prostituzione.
Discutendo con persone dell'area di governo risulta chiaro il progetto che le élites hanno in mente nei confronti dell'agricoltura brasiliana. L'agricoltura continuerà ad essere trascurata, poiché il governo sostiene che il settore pesa appena per l'11% sul PIB nazionale.
Non vengono presi in considerazione due fatti importanti:
se sommiamo al settore agricolo, quello agro-industriale, dipendente dall'agricoltura, il peso nell'economia del paese sale al 46% del PIB
più di 3.500 comuni dipendono totalmente dall'economia agricola per il sostentamento della popolazione come per le finanze pubbliche.
Il progetto delle élites per l'agricoltura significa l'adozione del modello nordamericano, che è già in fase di realizzazione e che ha le seguenti caratteristiche:
Nazionalizzazione del mercato. Ci sarà una tendenza del mercato dei prodotti agricoli e degli alimenti a essere nazionalizzato rispetto all'approvvigionamento e ai prezzi. Opereranno in esso solo grandi imprese che abbiano la capacità di rifornire l'intero paese. Ci sarà un processo di oligopolizzazione del mercato, controllato da poche imprese.
Stimolo alle grandi fazendas. Il governo continuerà a favorire la creazione di grandi aziende agricole moderne, che producano cereali (riso, mais, soia, sorgo) per l'esportazione. Saranno favorite in modo particolare le regioni di San Paolo e del Centro-Ovest. Per questo il governo sta spendendo più di 20 miliardi in infrastrutture e trasporti per creare nuove direzioni di esportazione, attraverso Porto Velho - Itacoatiara e i porti di Sao Luis e Santos.
Integrazione selettiva dei piccoli produttori nella agroindustria. Ci sarà un processo ancora maggiore di integrazione dei piccoli produttori nelle imprese agroindustriali, selezionando quelli con un più alto livello di produttività e risorse per applicare nuove tecnologie. Ci sarà anche una selezione di carattere regionale, verranno privilegiati i microclimi più adatti alle varie coltivazioni.
Scomparsa dell'agricoltura familiare di sussistenza. Il governo non appoggerà nessun programma che si configuri come sussidio o manutenzione delle proprietà dei piccoli produttori familiari. Ci si aspetta una intensificazione dell'esodo nelle regioni in cui questo tipo di agricoltura è più praticata, come il Nordest.
Più attenzione al capitale e alla tecnologia, meno preoccupazione per la terra. In questo modello le dimensioni delle coltivazioni e il numero delle aziende non sono importanti. Si ritiene che oggi, le uniche cose importanti sono tecnologia e capitale. Solo con essi si potranno aumentare produzione e produttività. Quindi la modalità di accesso alla terra attraverso occupazione espropriazione è superata. La riforma agraria è estranea a questo modello.
Occupazione in agricoltura. Con la realizzazione di questo modello si prevede che aumenterà la produttività, mentre l'occupazione in agricoltura diminuirà del 5% all'anno. Si stima quindi che, nella prossima decade, la popolazione delle campagne raggiungerà i livelli dei paesi sviluppati, avvicinandosi appena all'8% del totale della popolazione.
Smantellamento dei servizi pubblici a sostegno dell'agricoltura. Durante i precedenti governi e il precedente modello di sviluppo agricolo, c'è stata una forte partecipazione dello Stato, sia attraverso politiche agricole classiche (prezzi, credito rurale) sia attraverso organismi pubblici di appoggio di appoggio agli agricoltori nel campo della assistenza tecnica, della ricerca agro-zootecnica, dell'immagazzinamento ecc. Nel modello attuale, il governo si propone di lasciare tutto al mercato e ha anche cominciato a smantellare il cosiddetto settore pubblico agricolo formato da alcuni istituti (Emater, Embrapa, Cibrazem-Conab). Questo danneggerà enormemente i piccoli produttori che dipendono dall'appoggio dello Stato e metterà in discussione la sovranità nazionale nel caso della ricerca agro-zootecnica, con la rivoluzione biogenetica in corso, che verrà controllata da imprese multinazionali.
III. Un progetto popolare per l'agricoltura brasiliana
La realizzazione del modello delle élites nella agricoltura porterà enormi conseguenze sociali: la marginalizzazione dei piccoli produttori, la impossibilità di realizzare la riforma agraria, l'aumento dell'esodo dalle campagne. E porterà gravi conseguenze anche per gli abitanti delle città.
Dobbiamo presentare alternative. Dobbiamo discutere e realizzare un progetto popolare per l'agricoltura che si basi su diversi principi e diversi obiettivi e che riesca a risolvere i gravi problemi presenti nelle campagne, che coinvolgono anche le città.
Un progetto popolare dovrà sviluppare le seguenti linee generali di politica per l'agricoltura:
1. Riforma agraria.
Democratizzazione della proprietà della terra con l'esproprio di tutti i latifondi improduttivi e distribuzione massiccia e rapida a tutte le famiglie di senza-terra. Organizzazione degli insediamenti che garantisca un miglioramento permanente delle condizioni di vita.
2. Sicurezza alimentare.
Sviluppo di una agricoltura rivolta al mercato interno, garantendo il rifornimento di alimenti di buona qualità a tutti i brasiliani.
3. Rafforzamento dell'agricoltura familiare.
Realizzazione di politiche agricole e dei prezzi ( concessione di credito sussidiato, assicurazione ecc.) che garantiscano l'aumento del reddito e della produttività per milioni di aziende agricole familiari.
4. Cooperativismo e agroindustria.
Promuovere agroindustrie cooperative democratizzando l'accesso al mercato e creando condizioni per il miglioramento del reddito degli agricoltori.
5. Condizioni di vita.
Valorizzazione del mondo rurale, delle sue forme di vita, della sua cultura, garantendo a tutti i suoi abitanti migliori condizioni di vita, abitazioni, trasporti, svaghi, comunicazioni.
6. Occupazione.
Stimolo all'aumento dell'occupazione in ambiente rurale, in attività agricole e non agricole. Garanzia dei diritti sociali, per tutti quelli che vogliono lavorare come salariati
7. Educazione.
Garanzia di accesso all'educazione di base per tutti quelli che vivono nelle campagne, adeguando programmi e tempi, valorizzando gli insegnanti e tutte le attività educative, creando opportunità perché tutti, bambini, giovani e adulti, possano studiare.
8. Ambiente.
Sviluppare politiche di protezione dell'ambiente e delle risorse naturali, in collegamento con la produzione agro-zootecnica, stabilendo norme di uso razionale di suoli e acque.
9. Regioni semi-aride.
Realizzazione di un piano speciale di sviluppo per la regione nordestina, combattendo la siccità e lavorando per la costruzione di un miglioramento permanente delle condizioni di vita in quella regione.
10. Settore pubblico dell'agricoltura.
Ristrutturare gli organismi di questo settore, come Emater, Embrapa, Conab, Incra ecc., mettendoli al servizio dei piccoli agricoltori e di questo piano di sviluppo dell'agricoltura
11. Nuovo modello tecnologico.
Realizzare ricerche e stimolare l'applicazione di tecnologie agricole compatibili con le condizioni del suolo, il clima e le risorse naturali, ponendosi l'obiettivo di trovare un equilibrio tra aumento di produttività e preservazione delle risorse.
12. Industrializzazione delle zone interne del paese.
Stimolare la creazione di industrie che utilizzino molta manodopera, come le agroindustrie, nei comuni dell'interno del paese, con l'obiettivo di portare in tutte le regioni il progresso economico e sociale e creando opportunità di lavoro soprattutto per i giovani dell'ambiente agricolo.