Documenti: di Stedile Movimento Sem Terra
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La Marcia popolare

Intervista a João Pedro Stedile
membro della Direzione Nazionale del MST

Durante la fase finale della marcia popolare che arriverà il 7 ottobre a Brasilia.
 
Come sta andando la Marcia Popolare attraverso il Brasile partita da Rio il 26 luglio?
La Marcia Popolare prosegue religiosamente il suo tragitto, con camminate giornaliere dai 25 ai 35 chilometri. I compagni si alzano prima delle 5 di mattina. Camminano all'alba per sfuggire al sole scottante. Marciano per circa due ore finchè il gruppo della cucina non li raggiunge con il caffè. Dopo si va avanti per altre 4 o 5 ore di camminata per arrivare al posto prestabilito prima di mezzogiorno. Lì, l'équipe delle infrastrutture va in anticipo con i camion e monta le tende. I marciatori arrivano, mangiano e poi si riposano. Aproffitano di queste ore anche per sbrigare gli affari personali, lavare i panni, chiaccherare con i visitatori, riunire i gruppi dei vari stati per discutere. Ci sono anche due brigate di circa 40 compagni che precedono la marcia e si fermano 1 giorno o 2 nella città in cui i marciatori stanno per arrivare, facendo conferenze nelle scuole, nelle sedi dei sindacati, nelle chiese, nelle radio locali, ecc. Adesso siamo nella retta finale. La Marcia ha acquisito una routine e una disciplina impressionante. Già sono stati superati i problemi maggiori che abbiamo avuto riguardo alla salute e all'adattamento al clima.

La cosiddetta stampa ufficiale sembra aver dimenticato la marcia. Che cosa sta succedendo?
Infatti, la Marcia Popolare ha avuto un po' di spazio nella grande stampa alla partenza a Rio de Janeiro e poi a Belo Horizonte. Adesso continuiamo ad avere spazio solo sulla stampa locale, nelle radio, nei giornali, nelle televisioni locali, ma la grande stampa, orientata certamente dal Palazzo del Planalto, ci sta ignorando. Noi stiamo realizzando una vera epopea. Mai nella storia del Brasile, un contingente così grande di persone , spinte da ideali politici, ha realizzato la prodezza di camminare per 1580 chilometri in così poco tempo. Noi crediamo che il governo si sia spaventato per la mobilitazione della marcia dei centomila, ad agosto, e per la crescita della sua impopolarità. Questa settimana ha raggiunto soltanto l'8% di approvazione. La sua politica economica non porta a nessun risultato. Al governo pensano che se la stampa desse rilievo alla marcia sarebbe possibile il ripetersi di una manifestazione come quella dei centomila di agosto e questo peggiorerebbe ancora la situazione.

Quali sono gli obiettivi della Marcia Popolare?
In primo luogo, realizzare un gesto che chiamiamo "Pedagogia dell' Esempio", ossia, dimostrare alla popolazione brasiliana che esistono altri modi di fare politica, di lottare per gli interessi collettivi, che non siano quella 'routine viziata' di aspettare ogni due anni le elezioni. Il popolo è arrabbiato con i politici. Però deve capire che organizzarsi e lottare è anche fare della politica. Ed è impressionante osservare come, lungo questi più di mille chilometri già percorsi, la gente abbia imparato questa lezione. Si sono viste migliaia di persone intorno alla marcia. Quasi tutti si comuovono, piangono, fanno donazioni e manifestano apertamente, non solo il loro appoggio, ma anche la volontà di affidare ai marciatori una missione: "Visto che io non posso venire con voi, andate voi, almeno, a nome del popolo, a dire che questo paese lo stanno affondando".

Il secondo grande obiettivo è quello di promuovere un dibattito con la popolazione sulla gravità della crisi brasiliana. Nella storia del Brasile, forse questa è la crisi più grave che abbiamo vissuto. E il popolo assorto nei suoi problemi quotidiani non si rende conto. Oppure capisce soltanto che i suoi problemi aumentano, senza pensare che sono il risultato di un problema maggiore: la rottamazione della nazione a servizio degli interessi del capitale internazionale. Per questo utilizziamo volantini, libretti, conferenze ed è impressionante la partecipazione del popolo, che vuole sapere, domanda, discute. Mi ha colpito in modo particolare l' abbandono in cui si trova il lavoro di base. In alcune città ci sono le chiese, che realizzano un lavoro di base con i poveri, ma i sindacati, i movimenti, i partiti di sinistra non hanno affatto un lavoro di base, radicato, che organizzi il popolo nei quartieri, nei posti di lavoro. Nessuno ha più pazienza di avvicinare il popolo. Neanche gli artisti, parafrasando Milton Nascimento. E questo è grave perchè il popolo rimane disorientato, alla mercè soltanto dei grandi mezzi di comunicazione come la TV Globo.

Il terzo obiettivo è portare avanti il dibattito su un nuovo progetto popolare per il paese. Non basta più insultare il Presidente, dichiarare di aderire allo slogan "Fuori FHC" (Fernando Henrique Cardoso). Le statistiche dimostrano che il 92% già lo sta dicendo. Il popolo ha bisogno adesso di discutere un progetto alternativo. Perchè, a rigore, non si tratta soltanto di cambiare Malan (Ministro del Tesoro), FHC o cambiare l'attuale politica economica con un'altra più o meno simile.

Cosa significa un progetto popolare per il Paese in questo momento?
Significa che dobbiamo discutere, riunire tutti i segmenti organizzati del popolo, sia nei sindacati, sia nei movimenti, nelle chiese, nei partiti, e trovare insieme le soluzioni per questa crisi. Nella nostra opinione, dalle discussioni che stiamo facendo, esiste una soluzione che deve essere divisa in due parti: Una parte potrebbe essere chiamata "programma di emergenza". Ossia, ciò che bisogna fare immediatamente per risanare la nostra economia e recuperare la sovranità del Paese. E una seconda parte, che sarebbe un progetto popolare di medio e lungo termine. Per quanto riguarda il programma d' emergenza, è necessario bloccare il dissanguamento che le nostre ricchezze stanno subendo, dovuto al saccheggio operato dal capitale finanziario internazionale. Perciò , è necessario un intervento chirurgico per salvare il paziente prima che sia distrutto completamente. Esistono, per realizzare questo obiettivo, alcune idee di base come: sospendere completamente il pagamento degli interessi del debito interno e del debito estero, cioè una vera moratoria. Il Governo ha già speso quest' anno 50 miliardi di reais soltanto di interessi. Per questa ragione mancano soldi per tutto: per l'educazione, la sanità, ecc. In secondo luogo, è necessario rompere l' accordo con il FMI, i cui veri termini sono ancora sconosciuti al paese. Poi dobbiamo confiscare gli alti profitti che le banche hanno ottenuto con la speculazione di gennaio, quando in alcuni giorni hanno guadagnato 7,4 miliardi di reais. Bisogna controllare rigorosamente il capitale finanziario ed imporre una imposta d' emergenza sul patrimonio delle 500 famiglie più ricche del Paese. Con questo programma di emergenza un governo popolare potrebbe raccogliere in pochi mesi miliardi di reais che dovrebbero essere impiegati in un riorientamento di tutta l'economia. Queste risorse servirebbero per finanziare la costruzione di migliaia di case popolari , riattivando l'edilizia civile e creando posti di lavoro. Potrebbero essere applicati nell' agricoltura familiare e nella riforma agraria, in un ampio programma che garantisca educazione e sanità pubblica a tutta la popolazione. Queste spese pubbliche genererebbero un enorme effetto moltiplicatore nell' economia, creando un mercato interno di massa, di beni di consumo di cui la popolazione ha bisogno. Ed insieme a queste misure, sarebbe opportuno un aumento generalizzato di salari e pensioni, come forma immediata di redistribuzione del reddito e di aumento del potere d' acquisto. Per quanto riguarda il progetto a medio e lungo termine, un progetto popolare dovrebbe puntare alla riorganizzazione dell'economia e dello Stato brasiliano per risolvere i problemi strutturali di cui il nostro paese soffre, come la concentrazione della ricchezza, del reddito, il monopolio dei mezzi di comunicazione, la centralizzazione del capitale finanziario, la dipendenza dall'estero e la tragica eredità coloniale nella cultura.

Come sarà l'arrivo della marcia popolare a Brasilia?
Noi confermiamo il nostro invito a tutti i militanti, delle più diverse aree, dei movimenti, dei sindacati, dei partiti, perchè siano con noi a BrasÌlia il 7 ottobre. Ma non siamo preoccupati soltanto per i numeri, vorremo prima di tutto riunire i militanti, che possano camminare con noi dall' entrata a BrasÌlia fino alla Banca Centrale. Non vogliamo che ascoltino soltanto i discorsi e poi tornino a casa, ma che discutano su un programma d' emergenza, sull' espulsione del FMI e che restino con noi per qualche giorno per discutere di un Progetto Popolare per il Brasile.

Stiamo pensando di prendere in affitto un palazzeto dello sport e valutare quante persone potranno rimanere a BrasÌlia nei giorni dall'8 al 10 di ottobre, 5, 10 mila militanti per dibattere con profondità e serietà la necessità di un altro progetto per il Paese; non basta soltanto cambiare il Presidente. E allo stesso tempo, dobbiamo caricare le batterie per ritornare nei nostri Stati e proseguire il dibattito insieme alla popolazione sul progetto popolare e incentivare ancora di più i movimenti di massa, preparando la grande mobilitazione nazionale che dovrà femare il Brasile di nuovo nel mese di ottobre.

Quindi, preparatevi. Andiamo a Brasilia il 7 di ottobre. Ma soprattutto, organizzatevi per dibattere nei vostri ambienti sui reali cambiamenti di cui questo Paese ha bisogno.

 
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