Repressione: Paraná Movimento Sem Terra
www.comitatomst.it

Lavoratore rurale torturato nel Paranà

Testimonianza del lavoratore rurale, Valdecir Bordignon,
arrestato nel comune di Ortigueira, nello stato del Paranà.
Maggio 1999

Lettera da spedire alle autorità brasiliane

È con grande indignazione che vi informo con questa mia relazione su quello che è successo e sta succedendo a partire dal giorno della occupazione della Fazenda Santa Maria in Ortigueira (Fazenda das drogas).
Il giorno 26 aprile abbiamo occupato la fazenda con 30 famiglie. Tutti da quel momento hanno cominciato a lavorare normalmente. Il capataz della fazenda ha continuato normalmente il suo lavoro senza che nessuno lo ostacolasse. Lo abbiamo anche invitato a partecipare all'occupazione ma ci ha risposto che avrebbe fatto i conti con il latifondista e se ne sarebbe andato.
Il giorno 29 è arrivato un gruppo di poliziotti, piu o meno 30 uomini e insieme 2 ufficiali di Giustizia pesantemente armati che non ci hanno dato nessuna speranza. Hanno fatto sedere tutti sotto il sole e hanno cominciato a minacciare le famiglie chiedendo chi erano i leader. Il più ricercato era Adnilson ma lui non era presente in quel momento. Allora cominciarono a insospettirsi, presero un senza terra del gruppo e scomparvero con lui.

Dopo 30 minuti un altro poliziotto è venuto a cercare Lorival, un militante che ha lavorato a Brasilia e ora è tornato nella regione.
Un'ora dopo è arrivato il comandante della operazione Edmauro Assunçao e ha detto: "Adesso tocca a Valdecir". Un soldato mi ha portato dietro la casa della fazenda mentre riportavano Lorival. Io non ho potuto vederlo. Lo avevano già torturato. Poi mi hanno portato al recinto del bestiame. Là c'erano grandi vasche di cemento che servivano da abbeveratoi. Mi hanno fatto inginocchiare. Volevano che io dicessi chi erano i leader che organizzavano il MST nella regione e dove stava il Volkswagen argentato (che è il veicolo usato dal MST). Quando ho risposto che ero un bracciante, ero arrivato da poco nella fazenda e non sapevo niente, hanno cominciato a torturarmi.
Sono stato torturato per due ore e mezza , dalle 11 alle 13.30. Mi hanno torturato dopo avermi ammanettato e le mie braccia sono piene di ferite provocate dalle manette. Durante la tortura hanno tentato di affogarmi, di strangolarmi, mi hanno dato calci nella pancia. Mi hanno tolto i vestiti e hanno minacciato di violentarmi con una canna da zucchero. Poi mi hanno ordinato di mettermi a correre per potermi ammazzare. Ma io non l'ho fatto.
Mi hanno allora fatto inginocchiare davanti a un monte di sterco di vacca ancora caldo. Mi hanno avvicinato un coltello al collo e mi hanno fatto mangiare più o meno un mezzo chilo di sterco.
È stato barbaro e umiliante. Poi mi hanno portato verso la macchina dove stavano gli altri prigionieri.

Siamo stati torturati in tre: io, Lorival e Aristides. Quelli che ci hanno torturato erano del gruppo delle Operazioni Speciali (GOE) e della P2 (la polizia segreta della Polizia Militare). Hanno confermato che sono stati loro ad ammazzare un senza terra a Querencia, recentemente, e sono stati moto apprezzati dall UDR (Unione democratica ruralista) per questo gesto. Ma hanno detto che stanno perdendo soldi perché non hanno ottenuto nulla.

Siamo arrivati alla delegazione di polizia di Ortigueira alle 3 del pomeriggio, quasi immobilizzati. Il delegato si è mostrato dalla nostra parte e ha rimproverato la polizia militare. Ha chiamato il giudice (una donna) e noi abbiamo parlato con lei e abbiamo denunciato le torture. Lei ci ha chiesto di identificare i colpevoli, ma quelli del GOE e della P2 se ne erano andati via. Allora il giudice ha mandato a documentare il flagrante, e quindi c'è un grande errore nel processo perché noi siamo stati arrestati dal GOE mentre il flagrante lo ha comprovato la polizia di Ortigueira.

Il grande timore del Giudice e della polizia era una notizia uscita su non so quale giornale che diceva: il MST vuole liberare i senza terra lunedi. Così hanno rinforzato la sicurezza e hanno deciso di traferirci.
Il giorno del trasferimento gli stessi poliziotti che ci avevano torturato stavano lì per accompagnarci. Allora abbiamo capito che stavamo correndo il rischio di essere ammazzati. Poiché utti i giornali avevano detto che noi siamo leader del MST , abbiamo chiamato il delegato e abbiamo detto che non saremmo usciti dal carcere con gli stessi che ci avevano torturato. Lo stesso delegato era sospettoso e ha procurato una altra macchina. Abbiamo anche chiesto di essere accompagnati da un ufficiale di giustizia e da un agente della polizia civile. Siamo andati in otto in una macchia da Ortiguira a Ponta Grossa, circa 100 km da Curitiba.
Siamo nella prigione di Ponta Grossa dove c'è un grande affollamente di prigionieri. E un posto orribile. Non è per esseri umani. La nostra paura è che il GOE entri nella prigione e ci uccida. Da quello che ho capito parlando con i poliziotti, loro accusano il Movimento di aver rotto un accordo non disoccupando le aree produttive. Per cui ora non ci sono più accordi. Se ci volete vedere uscire di galera si devono lasciare le aree produttive o negoziare in qualche altro modo.
È bene non fare occupazioni con poca gente perché vogliono prendere altri senza terra. Bisogna che stiate molto attenti.
Siamo prigionieri in 6 e in 3 siamo stati torturati.
Un rivoluzionario non si piega mai di fronte a questa borghesia, ripugnante e stupida, che tortura e uccide lavoratori.
Riforma agraria una lotta di tutti
Patria libera
Fino alla vittoria compagni
Valdecir Bordignon, membro della direzione dello stato del Para del MST

L'episodio raccontato da Valdecir si collega ad un pesante clima di violenza che è presente da anni nello stato del Paranà




Suggerimento di un testo da inviare agli indirizzi scritti sopra

Senhor (Governador) (Presidente) (Ministro da Justiça),

Estamos preocupados com a violencia contra os trabalhadores rurais sem terra no Estado do Paranà Preocupados porque a violencia tem origem na injusta estrutura fundiaria, e o descaso do Estado com a vida dos trabalhadores fortalece os fazendeiros. Estamos acompanhando a questao agraria no Brasil, especialmente no Parana, e nao enquanto este Governo nao demonstrar uma mÌnima atençao à causa dos sem terra, realizando assentamentos e punindo os responsaveis, nao deixaremos de repudiar e exigir o respeito aos direitos humanos.
O caso Pinochet è o exemplo claro de que os direitos humanos nao estao mais no restrito ambito do Estado, mas o desrespeito a eles atingem todos os seres humanos, sao universais.

Cordialmente,(nome e data)

 

 
e-mail Home Page Violenza in Paranà Il caso Rainha